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Don Ciotti parla agli studenti della legalità: «Parola abusata»
Il fondatore di Libera ospite dell’Università di Pisa non ha risparmiato un commento sull’inchiesta Mose: «Già nel 1984 l’arcivescovo Martini metteva in guardia dalla corruzione e dal malaffare»
PISA. Durante una lectio magistralis agli studenti dell'Università di Pisa, il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, ha esortato i giovani «a non guardare al nuovismo, a un rinnovamento parziale, serve un rinnovamento delle coscienze che consegni finalmente alla magistratura meno leggi e più legge e alle forze dell'ordine gli strumenti per combattere l'illegalità».
Riferendosi alle cronache giudiziarie per l'inchiesta sul Mose, don Ciotti ha detto che «”legalità” ormai è una parola abusata, strattonata da troppe parti. La legalità non può essere malleabile, né calibrabile alle diverse esigenze, come vediamo anche in questi giorni».
«La magistratura sta lavorando - ha aggiunto - e noi non vogliamo, né possiamo giudicare. Però quello che abbiamo davanti agli occhi è una fotografia che ci graffia. Eppure fu per primo l'arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, nel 1984, assai prima di Tangentopoli, a mettere in guardia dalla corruzione e dal malaffare». Per questo, anche in politica, secondo don Ciotti, «bisogna operare per un potere che sia servizio e responsabilità e non abuso e privilegio».
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