Il presidio
No alla tassa di scopo e all’Imu più alta per gli alberghi
PISA. «A Pisa più che altrove, nell’ultimo anno, le piccole e medie imprese hanno avvertito un aumento significativo della fiscalità locale». E’ quanto riporta in una nota Confcommercio Pisa, facendo...
PISA. «A Pisa più che altrove, nell’ultimo anno, le piccole e medie imprese hanno avvertito un aumento significativo della fiscalità locale». E’ quanto riporta in una nota Confcommercio Pisa, facendo riferimento a una ricerca in cui il 76% degli imprenditori pisani intervistati dichiara di aver sentito aumentare il peso fiscale in modo significativo, contro il 70% dell’Italia.
Inoltre, sottolinea ancora l’associazione, mentre i costi amministrativi e burocratici «che debbono sostenere le nostre imprese sono tra i più alti del Paese, a Pisa si spendono oltre 13mila euro l’anno per costi amministrativi: in Toscana sono 11.850, in Italia 11.980.
Anche alla luce di questo contesto, in cui la priorità per l’88% degli imprenditori locali è proprio la riduzione delle tasse, il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli contesta anche l’introduzione della tassa di scopo da parte del Comune: «Questo mi sembra davvero troppo. Le imprese chiudono oppure con grande fatica arrivano alla fine del mese, cercando di mantenere intatti servizi e personale, e l’amministrazione comunale si inventa anche la tassa di scopo. Tutto questo non si può accettare, nel momento in cui entra in vigore la Iuc, l’aliquota Imu per capannoni e alberghi è spinta al massimo, e anche per la Tares sono previsti ulteriori aumenti. Basta. Il Comune è un pozzo senza fondo, che in un anno horribilis per le imprese, costrette a risparmi forsennati, ha fatto lievitare i costi di gestione di 14 milioni di euro, mentre a furia di tassare mancano all’appello ben 3 milioni di euro di proventi da tasse rispetto al 2012. E’ chiaro che questa strada è un fallimento: o si pone un limite a questa logica, oppure il rischio è la bancarotta per tutti».
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