Forse tra un anno la riapertura (parziale)
È la previsione più ottimistica nel caso in cui i lavori inizino a breve. Irrisolto il nodo dei finanziamenti
PISA. «Ma non doveva crollare la Sapienza?». Ora che i libri della Bup lasciano il palazzo chiuso da due anni, si fa ancora più insistente la battuta che circola tra piazza Dante e dintorni. È un fatto che la perizia sull’edificio ne ha messo a nudo i problemi strutturali; ed è un fatto che (per fortuna) l’immobile ha retto il peso dei quasi 500mila volumi: altri 115mila della Bup sono da tempo in un magazzino comunale in via San Frediano; mentre i circa 150mila di Giurisprudenza sono stati spostati nei giorni successivi all’ordinanza di chiusura del 29 maggio 2012. Quindi oggi si parla di riapertura tra un anno e mezzo, a patto che comincino subito i lavori più consistenti. Più che un gioco di scontro fra poteri è stato ed è un problema di denaro.
La domanda un po’ meno popolana e forse alla quale non ci sarà mai risposta è, allora: si poteva evitare la chiusura? Chissà se il trasloco di Giurisprudenza ha salvato la Sapienza o se il palazzo di piazza Dante ce la poteva fare benissimo da solo. Nel momento in cui tutti gli attriti e le incomprensioni del passato tra Ateneo e Mibact sono superati, è quasi controproducente alimentare polemiche.
Ma non si può sorvolare sui due anni che ci sono voluti per mettere in moto un meccanismo complesso quanto si vuole, eppure chiaro fin dall’inizio: troppi libri al primo piano, troppo fragile un palazzo che nei secoli ha subito rimaneggiamenti continui utilizzando materiale di risulta per edificare le nuove ali.
L’aspetto positivo è che la Bup non si è mai fermata, a parte un brevissimo stop due mesi fa: l’Ateneo aveva chiuso l’uscita della Sapienza in via Serafini e per le regole di sicurezza interne l’accesso non era più consentito dall’altro lato del palazzo. Non si è mai fermata sia per quanto riguarda il servizio di prestito e consultazione, grazie a uno sportello allestito prima in via Santa Maria e poi all’hotel Nettuno (servizio «lento ma integrale» lo difende Miro Berretta, segretario provinciale di Funzione pubblica Cgil); sia nell’attività di back office: per legge alla Bup continuano ad arrivare le copie di tutti i libri pubblicati in provincia e i 29 lavoratori della biblioteca tra catalogazione e tutto le altre incombenze sono «indaffaratissimi», dice sempre Berretta. (g.c.)
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