Il Tirreno

Pisa

La strana storia di Pomponi e Covarelli

di Antonio Scuglia
La strana storia di Pomponi e Covarelli

«Ci siamo conosciuti solo in occasione della trattativa per il Pisa», dicevano i due presidenti oggi ai domiciliari

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di Antonio Scuglia

PISA

Covarelli, Pomponi, Lucio Lo Sole (che poi è morto: ai domiciliari c’è sua figlia Cristina). Si conoscevano o no? I due presidenti del Pisa arrestati hanno sempre negato ciò che noi sostenevamo da anni, e che ora è suffragato dalle indagini della Finanza e dall’ordine di custodia cautelare del Gip napoletano Amelia Primavera.

Il punto, per tutto noi che non ci spiegavamo i motivi del tracollo finanziario (prima che sportivo) del Pisa Calcio avvenuto nel 2009, era rappresentato dalle strane circostanze maturate nell’estate del 2008: Covarelli, presidente del Pisa, dopo avere sfiorato la finale per la serie A, in pochi giorni aveva comprato il Perugia e aveva venduto il club nerazzurro - oberato da debiti che lo stesso Covarelli negava - al romano Luca Pomponi. Ma come è possibile vendere in così poco tempo una società di calcio professionistica (con tutta la complessità di rapporti giuridici e finanziari che essa si porta dietro) a uno sconosciuto , per di più non particolarmente abbiente? Pomponi disse ai giornalisti che le sue aziende a Roma avevano 800 addetti, ma dalle visure camerali trovammo che gli addetti erano 8. Covarelli disse di aver lasciato Pisa «perché le sirene di Perugia mi avevano abbagliato».

E i debiti? «Avevamo qualche debito, - riporta un’intervista visibiel anche oggi sul forum di pisaneroazzurra.it - ma non eravamo ‘nei guai’ così tanto come qualcuno ha voluto far credere». Perché ha venduto proprio a Pomponi? Lo conosceva o no? Erano in affari insieme a no?

«No, no. Avevo fretta perché non potevo essere presidente di due squadre contemporaneamente. Così, quando si presentò l’offerta di Pomponi, non prestai troppa attenzione alle sue credenziali. Ricordo che chiamai Lotito e mi disse che era una persona affidabile. Mi fidai. Non avevo alternative. Io Pomponi non l’avevo mai visto. Ho sentito tante leggende a riguardo. Tutte falsità».

Il nome di Pomponi uscì fuori per la prima volta il 22 giugno 2008, e il 12 luglio il romano era già padrone del Pisa, che più tardi avrebbe incorporato nella sua Iniziativa 2003 .

Da quel giorno in più occasioni gli chiedemmo la natura dei suoi rapporti con Covarelli e l’entità dei debiti societari. Le risposte? Sempre le stesse. «Ci hanno presentato amici comuni in occasione della trattativa per il Pisa, prima non l’avevo mai sentito nominare. E i conti sono a posto».

Poi la retrocessione, e l’11 giugno 2009 i primi tuoni della tempesta in arrivo: Pomponi e il Pisa deferiti «per aver sottoscritto una dichiarazione depositata presso la Covisoc attestante circostanze e dati contabili non veridici».

Pomponi affermava che servivano circa 2,2 milioni di euro per l'iscrizione. Ma la realtà dei fatti non è questa, disse la Covisoc. L'esposizione era ben più pesante: 7,7milioni.

Partirono allora una serie di trattative convulse per evitare l’esclusione dal campionato e il fallimento. Ed ecco per la prima volta si fece il nome di Lucio Lo Sole: era il 23 giugno, Covarelli aveva chiamato Lamberto Piovanelli (che in tutta la vicenda non ha alcuna responsabilità) per organizzare una cordata con una banca e l'imprenditore immobiliare romano Lucio Losole che sarebbero stati al centro della trattativa; Covarelli nei giorni precedenti aveva manifestato la sua intenzione di «dare una mano». E la sera del 23 Pomponi era dato proprio sulla strada per Perugia. Si organizzò subito l’arrivo di LoSole a Pisa, previsto per il 26 (quel giorno si seppe che aveva avuto un impedimento momentaneo).

La posizione di Covarelli nell'operazione fu chiarita dallo stesso ex presidente del Pisa: consulenza tecnica e collaborazione (Losole non era un uomo di calcio) con lo staff guidato da Piovanelli, ma nessun intervento diretto.

Il 27 pubblicammo la notizia dell'indisponibilità di Lo Sole per motivi di salute e la sua uscita di scena: al suo posto doveva arrivare il napoletano Ciro Di Pietro (l’affare veniva dato addirittura per concluso). Ovviamente non se ne fece nulla.

Notizie di Lo Sole le avemmo solo nel marzo del 2010: insieme a un altro imprenditore aveva chiesto il fallimento della Mas di Covarelli per 13 milioni. Intanto Pomponi aveva fatto emettere dai suoi avvocati due ricorsi nei confronti della Mas Srl (ex mas Spa) e del Perugia Calcio, chiedendone il fallimento, per un credito vantato di quasi 8 milioni di euro (2 milioni da parte del

Pisa Calcio, 6 milioni circa della Iniziativa 2003 Spa di Pomponi che deteneva il pacchetto azionario del Pisa Calcio.Il 22 marzo la stretta di mano metaforica fra i due, e anche fisica fra i rispettivi avvocati, in uno studio legale di Perugia. «L'incontro, - scrissero - è stato particolarmente proficuo e reciprocamente soddisfacente, anche avuto riguardo di alcune iniziative giudiziarie che nel frattempo erano state intraprese e sono state, all'esito di tale cordiale colloquio, abbandonate».

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