Il Tirreno

Pisa

«Ecco i prossimi lavori» Mano tesa alle ditte locali

di Gianluca Campanella

Il Comune organizza un incontro con le imprese per presentare i progetti «Ma già ora quasi l’80% degli appalti viene assegnato ad aziende pisane»

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PISA. Ad aprile ci sarà un incontro a porte chiuse tra Comune e imprese locali, durante il quale saranno illustrati dall’amministrazione i progetti di lavori pubblici che ci saranno nei prossimi mesi. In questo modo le aziende potranno prepararsi con uomini e mezzi a competere nelle varie gare d’appalto. L’idea è stata lanciata dal sindaco ieri, durante la presentazione della relazione “I rapporti con il tessuto produttivo”, curata dal capo di Gabinetto, Maurizio Gazzarri: essa fotografa lo stato delle finanze di palazzo Gambacorti e il modo in cui si sta cercando di affrontare la più lunga crisi economica dal dopoguerra. Uno dei dati più significativi e che stanno più a cuore ai rappresentanti del tessuto produttivo locale è la percentuale di affidamenti andata alle imprese pisane: tra il 2011 e il primo semestre del 2013 si oscilla sempre intorno alla forchetta 72 – 80% cui si aggiunge un altro 10% più o meno fisso di altre province toscane. Come si vede, agli extra regionali restano le briciole. E tutto rispettando alla lettera le leggi sugli appalti e senza diseconomie per le casse pubbliche. Anzi, precisa l’assessore al bilancio Andrea Serfogli, «ogni volta che si può evitare, cerchiamo di non utilizzare il prezzo standard indicato dal Consip, ma lo mettiamo come basa d’asta su cui poi ci saranno ribassi». Insomma, giunta e sindaco faranno il possibile per far rimare a Pisa i soldi dei pisani, ma «attenzione – scandisce Filippeschi – mai andando contro la legge: per questo intendiamo far diventare permanente il tavolo tra amministrazione e mondo dell’impresa». Tutto ciò appare come una risposta alla Cna e a quanti scenderanno sui lungarni per protesta giovedì prossimo. Ma Serfogli e Filippeschi ci tengono a evidenziare due cose: questo lavoro va avanti dal 2009 e anche le imprese devono dare qualcosa in cambio. Il sindaco, infatti, riconosce le istanze delle aziende e il fatto che si possa sempre fare di più; ma invita a fare confronti con gli altri Comuni e a «mirare bene l’azione di pressione». Su quest’ultimo punto, gli esponenti delle istituzioni ribadiscono che il patto di stabilità va modificato: quindi le manifestazioni dovrebbero essere indirizzate verso il governo e il Parlamento affinché cambino una legge sempre più severa con i bravi e indulgente con i pessimi gestori del denaro pubblico. Secondo Serfogli «il patto penalizza i virtuosi: noi abbiamo 3,2 milioni per piccoli lavori – come la manutenzione delle strade – e li dobbiamo tenere lì perché la legge non ce li fa spendere. Si va contro le esigenze concrete della città e si negano soldi alle imprese». Invece (vedi i casi Catania, Taranto, Roma e simili) «ogni volta che qualcuno va in disavanzo, arriva una mano ad aiutarlo». I numeri che dimostrano la solidità di Pisa sono diversi: tutte le opere pubbliche (investimenti) pagate alle aziende fino al 10 gennaio 2014, «mentre ci sono Comuni che devono ancora saldare il 2012»; il debito calato da 139 a 39 milioni in 11 anni; il 100% degli oneri di urbanizzazione reinvestiti («altri li usano per pareggiare la spesa corrente»); grande capacità di intercettare fondi (Piuss e People mover solo per fare due esempi); addizionale Irpef allo 0,2 (tra le più basse d’Italia) e aliquota Imu sui fabbricati produttivi al minimo (7,6 per mille). Nuovi protocolli con le imprese permetteranno di andare sempre più incontro alle loro esigenze.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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