Meteo
La Provincia: derivati e salario accessorio non sono temi legati
PISA. Sulle questioni “derivati” e “salario accessorio dipendenti”, l’amministrazione provinciale guidata dal presidente lettiano Andrea Pieroni risponde alle contestazioni avanzate dai sindacati...
PISA. Sulle questioni “derivati” e “salario accessorio dipendenti”, l’amministrazione provinciale guidata dal presidente lettiano Andrea Pieroni risponde alle contestazioni avanzate dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Cobas.
«In merito alle iniziative assunte, e alle considerazioni espresse, da parte dai sindacati (sintetizzabili come “operazione derivati” e “salario accessorio per dipendenti”), sono indispensabili alcuni chiarimenti - afferma la Provincia - Primo: legare tra loro le due questioni tramite un vincolo di causalità (semplificando: “Si nega un piccolo aumento al personale, perché si scontano gli effetti negativi dell’operazione derivati”) significa mischiare due ambiti non connessi, creare confusione e fare anti-informazione. Secondo: in riferimento alla discussione sul solo “salario accessorio”, le disponibilità economiche per assegnare gli “integrativi” sono attinte da uno specifico “Fondo risorse decentrate”, la cui entità massima è stabilità per legge; la Provincia può decidere di utilizzarne una parte (rimanere, in sostanza, sotto il tetto fissato dalla normativa), ma mai può eccedere tale limite. E dal “Fondo risorse decentrate” vengono ricavati gli stanziamenti con cui erogare i salari accessori sia a favore dei dipendenti, sia a favore dei “funzionari con posizione organizzativa”. Ebbene, la realtà è che i dipendenti della Provincia di Pisa percepiscono, in termini di “risorse decentrate aggiuntive”, la quota massima concessa dalla legge. E, a livello di corrispettivo procapite, l’emolumento più alto di tutta la Toscana. Al contrario, l’indennità da “Fondo risorse decentrate” assegnata ai “funzionari con posizione organizzativa” della Provincia risulta la più bassa dell’intero scenario regionale».
«Terzo punto: la scelta, da parte della Provincia, nel 2007, di acquisire uno “strumento finanziario derivato” (che, giova ripeterlo, non ha alcuna relazione con i meccanismi di attribuzione del “salario accessorio”) – si legge ancora nella nota dell’ente – rimandava non certo alla volontà di condurre un’operazione speculativa, ma all’intenzione di ridurre il peso degli interessi passivi sui debiti (da mutui) gravanti in quel momento sull’ente. Debiti il cui ammontare (ereditato dalle amministrazioni precedenti) si presentava particolarmente oneroso: corrispondeva per l’esattezza a 192 milioni di euro (identico a quello di fine 2004, quando l’operazione-derivati fu concepita). Trattandosi di un debito in gran parte (circa ¾) a tasso variabile, e attraversando allora il Paese un periodo di rischiosa fluttuazione dei tassi, la soluzione del “derivato” fu considerata funzionale ad alleggerire, almeno, il carico degli interessi passivi. E, dati alla mano, quell’obiettivo è stato conseguito: basta confrontare le cifre. Nel 2008 (anno in cui non vi erano flussi da derivati) la Provincia, per onorare i mutui contratti, ha pagato 13,3 milioni di euro di rimborso capitali più 9,4 milioni di interessi passivi, per un totale di 22,7 milioni; nel 2013, invece, la cifra complessivamente versata è stata di 15,4 milioni di euro, ovvero il 32% in meno. Questi i numeri. Il resto sono opinioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
