Il Tirreno

Pisa

La popolazione invecchia ma cresce grazie agli stranieri

di Gianluca Campanella
La popolazione invecchia ma cresce grazie agli stranieri

Residenti in aumento in città, oltre che nei comuni vicini secondo gli ultimi dati Istat disponibili. Crollano gli occupati

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PISA. La popolazione di capoluogo e provincia cresce soprattutto grazie agli stranieri, la crisi si è sentita tantissimo e ci sono timidi segnali di ripresa.

È quanto si può leggere fra le oltre cinquecento tabelle presentate ieri nella sede della Provincia, in piazza Vittorio, e sintetizzate nel libricino “NoiPisa2014”. Il testo offre una fotografia in cifre della nostra area ed è l’ottavo dossier annuale preparato dal servizio “Sistema informativo studi e statistica” della Provincia: esso elabora dati validati dall’Istat, che coordina la rete di soggetti statistici presente sul territorio.

Quanti residenti. Pisa città al 31/12/2012 ha 86.263 residenti, l’area pisana (comprendente anche Calci, Cascina, Fauglia, Lorenzana, Orciano , San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano) ne conta 194.130 e tutta la provincia arriva a una popolazione di 413.602 abitanti. Gli stessi dati un anno prima erano rispettivamente 85.858, 193.476 e 411.190 residenti. Come si vede, dunque, c’è una crescita su tutti i fronti; ma ciò è “viziato” dalla presenza di stranieri, che stanno aumentando dopo un periodo di stop. Infatti, se ci si limita ai cosiddetti indici “naturali” si osserva che nel capoluogo ci sono 13 morti ogni mille abitanti, mentre i nuovi nati sono solo 8: questo implica che la popolazione dovrebbe decrescere. Ma nello stesso periodo (sempre ogni mille residenti) ci sono stati 82 nuovi ingressi nell’Anagrafe del Comune e 57 uscite, portando il bilancio in attivo. Inutile dire che la parte da leone delle new entry è costituita da stranieri; ma lo vediamo dopo.

Classi d’età e altro. Interessante, nei dati complessivi, è la maggioranza di donne (53,2% in città, 52,3 nell’area pisana, 51,6 su tutta la provincia) e la distribuzione per classi d’età: Pisa ha l’indice di vecchiaia più alto di tutta l’area: ci sono 226 “over 65” per ogni 100 minori di 14 anni (191 nell’area e 175 in tutta la provincia). Infine, per la prima volta i matrimoni civili superano quelli religiosi: nel 1992 i primi erano solo il 20% del totale, sono cresciuti in modo continuo fino al quasi pareggio del 2011 (709 a 711); mentre nel 2012 ci sono stati 14 matrimoni in meno (1.406 in totale, da anni in discesa), ma quelli civili sono stati ben 758 cioè il 54% del totale.

Stranieri. Al 31/12/2012 Pisa ha 8.895 residenti non italiani, l’area pisana 14.760 e tutta la provincia arriva a 34.985 stranieri. Il confronto con l’anno prima è 7.983, 13.628 e 31.998. Oltre alla crescita evidente dalla sottrazione, c’è da segnalare che ci sono altri 385 ex stranieri (di cui 92 nel capoluogo) che nel 2012 si sono cancellati dalla speciale anagrafe loro dedicata, perché hanno ottenuto la cittadinanza italiana e sono contati fra gli ingressi di nostri connazionali. Quindi l’apporto alla crescita demografica è ancora più forte di quanto sembri.

Se a ciò si somma il maggiore tasso di fertilità delle donne straniere, si arriva allora a 15 minori stranieri ogni 100; mentre se si contano tutte le classi d’età il dato dei non italiani è l’8,5 % del totale.

La crisi. Nel 2012 risultano come disponibili al lavoro 53.682 iscritti ai centri per l’impiego della Provincia (+11.482 rispetto all’anno precedente). Le donne sono il 59,2% del totale; il 28 % degli iscritti rientra nella classe d’età 35 – 44 anni; il 61% mostra una disoccupazione di lunga durata (oltre i 24 mesi). E continuano a diminuire gli avviamenti al lavoro. Un buio totale, che per il capoluogo si traduce in 12.981 disponibili al lavoro senza successo. A confermare la crisi c’è il netto calo le immatricolazioni di autovetture (-21,5%) e il crollo del mercato immobiliare, il cui volume di compravendite cala addirittura del 28 percento.

Ripresa? Ma due indicatori lasciano sperare che la situazione stia migliorando: l’aumento di stranieri, come si è detto, significa che quanti per un po’ hanno rinunciato a “sbarcare” qui invece ora ricominciano a credere che sia possibile trovare un lavoro. L’altro dato è il settore della cultura e turismo, con numeri in positivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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