Il presidio
Alla “Curva” vietato sbandare sui sapori della Sicilia più vera
L’essenza della tavola isolana proposta dai giovani titolari Monumentale il menu dei primi: fino a trenta piatti
PISA. Sono anche le curve che fanno dritta la strada. Questa “Curva”, poi, con questi sorrisi a tavola, raddrizza l’appetito e l’umore. La Sicilia più profonda ti viene incontro con il suo calore, i suoi profumi, i suoi odori, i suoi aromi.
Qui giovanissimi cuochi, pizzaioli e pasticcieri crescono: è la meglio gioventù operosa che sfida i tempi di crisi puntando anche sulla qualità. I titolari di questo locale sono siciliani e non fanno settant’anni in tre: lo chef Gaetano Sciandrù ha 25 anni, la moglie Angela (addetta ai dolci) ne ha 23 e il fratello di Gaetano, Giuseppe (addetto alle pizze) 19: tutti originari di Butera, comune illustre in provincia di Caltanissetta con tanta storia alle spalle. Oltre che ristorante “La Curva” è pizzeria e rosticceria (basta dare un’occhiata al banco, dove si contraddistinguono il classico arancino e il saccottino chiamato Norma, ripieno di melanzane). Il menu presenta una degustazione di terra e una di mare come antipasto: lo raccomandiamo per la qualità e anche per la quantità. Il menu dei primi è monumentale: fino a trenta piatti. Non si può fare a meno di assaggiare due specialità: la pasta con le sarde e i ravioli fatti in casa con la cernia e i pistacchi di Bronte. I secondi qualche volta non vengono indicati perché cambiano quotidianamente in base alla disponibilità degli ingredienti per prepararli, molti dei quali provenienti direttamente dalla Sicilia (soprattutto ortaggi, frutta, verdura e diversi tipi di pesce).
Da non perdere sono le degustazioni di mare che vibrano anche per l’entusiasmo e la passione che Gaetano mette nella presentazione: dalle acciughe alla povera, alle sarde a beccafico, insalata di polpo in bianco, crema di gamberi in guscio di cappasanta, carpaccio di tonno e spada, cozze in umido e per finire una caponatina. Chi ama la crudité può scegliere una ricca degustazione. Caratteristica del locale anche i diversi tipi di pane, rigorosamente fatti dallo chef e dal fratello con il lievito madre (così vale anche per la pasta della pizza: noi abbiamo assaggiato quella alla marinara ed era un capolavoro di leggerezza e bontà). In chiusura c’è l’imbarazzo della scelta: un semifreddo al pistacchio di Bronte: oppure i cannoli con ricotta e la cassatina (di dolci ve ne sono almeno venti tipi, tutti preparati da Angela). I vini sono in prevalenza siciliani: già quello base, un Grillo Chardonnay è buono e indicatissimo per i piatti di pesce. Maestoso infine è “Feudo dei Principi di Butera” Insolia.
Il locale è semplice ma pulito, con una piccola veranda esterna. Considerate le materie prime di qualità e la maestria dello chef (da apprezzare soprattutto la capacità di sgrassare naturalmente piatti solitamente pesanti come quelli siciliani), il conto è più che onesto. Giuseppe Tomasi di Lampedusa amava perdutamente la cucina della sua terra siciliana, basta rileggere l'ingresso trionfale del timballo di maccheroni alla cena d'idillio tra Tancredi e Angelica nel “Gattopardo”: «Ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti». Tomasi di Lampedusa è il padre nobile di un altro siciliano gastronomo dei nostri giorni, Andrea Camilleri, padre del commissario Montalbano che, nell’”Odore della notte”, fa fuori con avidità una teglia di patate al forno, un piatto che poteva essere “nenti” e poteva essere tutto a seconda della mano che dosava il condimento e faceva interagire cipolla con capperi, olive con aceto e zucchero, sale col pepe. Solo briciole dello sterminato menu a disposizione del commissario. Anche lui, in fondo come Arlecchino, è attanagliato da un’italica, secolare fame mista a quella dei nostri tempi, prodotta dalla nevrosi. Qui alla “Curva” lo sposalizio dei profumi siciliani è una terapia anche per la mente: non da “strizzacervelli”, ma carezze per lo stomaco e la testa grazie alla mano leggera.
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