Il presidio
Centro sociale pronto da due anni ma Gagno attende l’apertura
Ora la giunta concede la possibilità di aprirvi un bar, sarà lanciato un bando per l’aggiudicazione L’assessore Danti: spazi per il quartiere. Buscemi (Fi-Pdl): lo spirito dell’iniziativa era un altro
PISA. Nuovo tentativo per arrivare (finalmente) all’apertura del centro socio-culturale in Gagno. Una struttura in legno di 125 mq, nei pressi della chiesa di San Pio X, pronta da quasi due anni e ancora in attesa di essere utilizzata.
Tra intrighi burocratici e ostacoli economici, la chiave di volta sarebbe stata trovata: dare la possibilità di svolgere nell’immobile attività di somministrazione di alimenti e bevande, come si legge in una delibera della giunta comunale dello scorso 4 febbraio. In poche parole, si potrà aprire un bar o qualcosa di simile. Finora questa possibilità era stata esclusa. «Attività puramente sociali nel centro», era l’input. Evidentemente però, considerati i costi di manutenzione, l’operazione non stava in piedi. «Nelle prossime settimane sarà fatto un fatto bando pubblico per dare in gestione il centro, i nostri uffici sono già al lavoro», annuncia l’assessore alla cultura e partecipazione Dario Danti.
L’accelerazione in questo senso può essere arrivata anche dalla recente nomina dei nuovi presidenti dei Ctp, le ex circoscrizioni. Gagno ricade nel Ctp 6 (presidente Federica Ciardelli), che nella precedente legislatura aveva simbolicamente ricevuto le chiavi del centro dal sindaco. Ma le porte della struttura erano rimaste chiuse, con il rischio, come si legge nella stessa delibera di giunta, «di esporre l’immobile a vandalismi e occupazioni», oltre che «a deterioramento».
Sul caso del centro si è mosso nei giorni scorsi il consigliere comunale Riccardo Buscemi (Fi-Pdl), che ha sempre seguito con attenzione una vicenda che si trascina da tempo. La struttura, costata 195mila euro, era stata progettata sin dal 2008 nell’ambito del bilancio partecipato. Nello scorso marzo, di fronte all’evidente situazione di stallo e con il quartiere che chiedeva l’apertura del centro, Buscemi ricorda di aver chiesto informazioni al sindaco, «il quale - dice il consigliere - per bocca dell’allora assessore Ciccone aveva spiegato che l’amministrazione si era “incartata” sul primo bando pubblico per l’assegnazione dell'immobile». Il motivo? «Un canone per la concessione troppo elevato e tale da rendere la struttura inavvicinabile». Le cifre: 1.312 euro al mese senza attività di bar, 1.968 euro con il bar. Un costo non indifferente per i soggetti interessati, associazioni comprese. E poi l’idea era quella di un centro socio-culturale “puro”, anche per tenere il canone, comunque da corrispondere, il più basso possibile.
Questa delibera della giunta rappresenta un contrordine: aprire il bar sarà possibile. Ora l’attività di somministrazione viene ritenuta «un fattore di aggregazione per gli abitanti del quartiere e di rivitalizzazione del luogo». Con il bando l’immobile sarà assegnato per la durata di due anni prevedendo a carico dell’affidatario almeno gli oneri di manutenzione, stimati in circa 6.000 euro annui. Buscemi si meraviglia «dell’atteggiamento contraddittorio dell’amministrazione, che prima promette l’apertura e la gratuità dell’immobile per tutti, oggi invece assegna attraverso bando ad un privato quello spazio. Probabilmente non era questo lo spirito con cui la circoscrizione 6 nel 2008 aveva chiesto, con il bilancio partecipato, di realizzare un centro socio-culturale». Annunciata un’interpellanza per «chiarire una volta per tutte la vicenda e le modalità di utilizzo dello spazio da parte dell’utenza, nonostante l’affidatario». Danti commenta: «Ampliamo gli spazi in città».
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