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Roberta, anche i Ros mettono sotto accusa il marito Antonio
Il comandante dell'unità crimini violenti è andato in Procura Sfida tra testi, Silvana a Gozi: quella notte dovevi intervenire
PISA. Tutte le strade portano a Logli.Ne sono convinti i Ros dei carabinieri che hanno incontrato il procuratore capo, Ugo Adinolfi e il sostituto, Aldo Mantovani, da oltre due anni impegnati nella soluzione del mistero sulla scomparsa di Roberta Ragusa.
In Procura si è presentato il colonnello Vincenzo Molinese, comandante del reparto crimini violenti del Ros dei carabineri.
Accompagnato dal colonnello Andrea Brancadoro, comandante provinciale dell’Arma, l’investigatore a capo della squadra che negli Usa chiamano “profiler”, capaci di leggere le scene del crimine, ha ribadito le convinzioni dei militari: ci sono indizi sufficienti per chiedere il rinvio a giudizio del marito di Roberta, indagato dall’8 febbraio 2012 per omicidio e occultamento di cadavere.
Gli indizi. Le testimonianze di Loris Gozi e Silvana Piampiani - entrambi sostengono di aver visto alla stessa ora Logli in via Gigli dopo le 00,30 -, la simulazione dell’avvistamento fatta da Antonio con un amico nella stessa strada, l’aver mostrato la foto della moglie sparita solo a Gozi il giorno dopo la scomparsa: per gli investigatori sono elementi in grado di mettere in condizione la Procura almeno di chiedere il rinvio a giudizio di Logli.
Il quadro è chiaro per i carabinieri e di recente ha avuto il sigillo anche dell’unità crimini violenti del Ros. È stato il comandante Molinese a sottoscrivere le conclusioni dell’attività svolta dall’Arma che convergono sulle presunte responsabilità del marito della donna scomparsa.
La scadenza. Dalla Procura la cautela accompagna il caso fin dalle prime battute. Senza il corpo, è il refrain del procuratore capo, è difficile anche chiedere di processare Logli che, in caso di assoluzione nei tra gradi di giudizio, non potrebbe essere più giudicato per l’omicidio della moglie. Ritenendolo colpevole, ma non avendo le prove, in Procura preferiscono chiedere l’archiviazione e sperare, in assenza di prescrizione per quel tipo di reato, in un colpo di scena futuro in grado di riaprire i giochi. Il 7 maggio scadono i termini delle indagini. L’inchiesta, ormai di fatto chiusa, approderà al bivio tra archiviazione o processo. Anche con un’imputazione coatta disposta dal gup.
Testi contro. Durante la trasmissione “Chi l’ha visto?” Silvana Piampiani ha contestato con una certa agitazione a Gozi: «Quella notte dovevi intervenire quando hai visto due persone litigare in via Gigli». Il primo teste del caso le ha risposto: «È un rammarico che mi porto dentro».
Pietro Barghigiani
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