Il presidio
Carte e timbri falsi per salvare gli ebrei
L’omaggio della città all’ex questore: gli devono la vita in 350
PISA. Una lapide all’ingresso della questura, un celebrazione al Bastione Sangallo, una scultura nel giardino dedicato e un ulivo nell’area dell’aeroporto.
Pisa ha reso omaggio ieri all’ex questore ((16 aprile 1955 - 31 gennaio 1956) Angelo de Fiore (1895-1969), un poliziotto che con timbri e firme riuscì a salvare oltre 350 ebrei dallo sterminio nazista solo rimanendo dietro alla sua scrivania dell’ufficio stranieri della questura di Roma alla fine della seconda guerra mondiale. De Fiore venne inserito nel 1966 tra i “Giusti d’Israele” e il suo nome è scolpito sulla stele della Collina dell’Olocausto a Gerusalemme.
È stata una cerimonia voluta dal prefetto Francesco Tagliente alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il capo della polizia, Alessandro Pansa, il questore Gianfranco Bernabei, il ministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza, il sindaco Marco Filippeschi, l’ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon e uno dei figlio del poliziotto-eroe, Paolo de Fiore, ex presidente del Tribunale di Roma.
Filippeschi ha ricordato i valori dell’ex questore sottolineando, per dare un’idea del clima di intolleranza che segue i suoi corsi e ricorsi storici, «la vicinanza affettuosa della città alla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, bersaglio di un attacco inaccettabile, fatto di minacce e volgarità contro l’istituzione che rappresenta». Mentre per Bernabei «il coraggio di de Fiore guiderà il nostro impegno quotidiano a difesa della popolazione e contro ogni illegalita».
Nel racconto del figlio magistrato, Angelo de Fiore è apparso come un dirigente ligio al dovere, capace di rendersi autore, senza protagonismi, del salvataggio di centinaia di ebrei italiani, modificando documenti o facendoli sparire. Dopo la fine della guerra fu tra i pochi funzionari pubblici a non essere epurati.
«Un ereo nascosto, un rivoluzionario mite – ha ricordato il figlio –. Dal suo comportamento si possono trarre due considerazioni. Non bisogna essere indifferenti di fronte alle ingiustizie perché in questo modo si contribuisce a creare una società più giusta per i nostri figli. E che, inoltre, ci furono italiani che seppero reagire con umanità e giustizia al nazifascismo e all’antisemitismo».
Le leggi razziali del 1938 furono firmate dal Re Vittorio Emanuele III nella tenuta di San Rossore. Una macchia nella storia che deve servire, così è stato sottolineato, da monito per non dimenticare gli orrori della Shoah. «Sono fiera che l'Italia sia tra i pochi Paesi in Europa che abbia istituzionalizzato, inserendoli nei programmi didattici, i viaggi della memoria - ha commentato il ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza –. Durante il semestre europeo a guida italiana (dal primo luglio, ndr) porteremo avanti iniziative per far sì che anche il resto d'Europa coltivi la memoria contro ogni rigurgito antisemita e di razzismo».
Di uomo che ha incarnato al meglio i valori del popolo italiano è il giudizio su de Fiore di Naor Gilon, ambasciatore israeliano, «esempio e modello per tutti noi e anche per le forze dell’ordine». Il diplomatico ha anche annunciato la dedica di una foresta sulla collina di Gerusalemme, entro la fine del mese, a un altro poliziotto amico di Israele, l’ex capo della polizia, Antonio Manganelli. Per Pansa il “Giusto tra le Nazioni” de Fiore «deve essere considerato un modelli di poliziotto e di genitore. Combattendo con penna e timbri e senza imbracciare il fucile ha salvato centinaia di vite».
Davanti all’aeroport è stato intitolato un giardino a de Fiore al centro del quale svetta la scultura “Giustizia” del maestro Rolando Stefanucci. In un rettangolo verde sotto il cavalcavia è stato piantato un ulivo dedicato all’ex questore ricordato con una targa. Alcune zolle di terra sono state poste sulle radici della pianta dal presidente della Sat, Costantino Cavallaro e dall’ambasciatore Gilon. Pisa ricorda così il “Giusto tra le Nazioni” per il quale vale la citazione del Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, «chi salva una vita, salva il mondo intero».
Pietro Barghigiani
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