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L’Accademia dell’Ussero presenta le poesie di Valerio Meattini
La raccolta “Non hanno resto i giorni” sarà il tema di un incontro nella sede dell’Ets in piazza Carrara mercoledì 5 febbraio, ci sarà anche il filologo Angelo Tonelli
Per mercoledì 5 febbraio, nella sede dell’editore Ets in piazza Carrara, l’Accademia dell’Ussero ha organizzato la presentazione di “Non hanno resto i giorni”, l’ultima raccolta di poesie di Valerio Meattini (nella foto), professore ordinario di filosofia all’Università di Bari. Ci saranno, tra gli altri, il giornalista Luca Daddi, vice caposervizio del “Tirreno”, che condurrà l’incontro, e Angelo Tonelli, filologo, poeta e traduttore delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide in edizione integrale.
«Mi fa un gran piacere – dice Meattini – che una prestigiosa Accademia come quella dell’Ussero presenti questa mia raccolta di poesie; e mi fa soprattutto piacere che intervenga Angelo Tonelli, capace di un’impresa grande per presentarci una nuova traduzione integrale dei grandi tragici greci. Quell’antico canto è una radice di meravigliosa potenza che può ancora accompagnarci, se non saremo così sciocchi da lasciarla nell’oblio. “Non hanno resto i giorni” è, oltre che poesia e memoria, una meditazione sul tempo che ci è dato di vivere per contendergli fino all’ultimo le opere di cui possiamo arricchirlo. Il tempo, in questi miei versi, lo vedo come una “fatica avvolgente” e una “mancanza di ironia”. Come l’antico poeta latino, Orazio, mi oppongo al paziente lavorio dei venti e delle piogge, delle arsure e dei deserti, dei giorni grevi e di quelli che, talvolta, s’illuminano felici, immagini tutte della concretezza del tempo di cui siamo intessuti e che noi crediamo di vivere, mentre sarebbe più giusto dire che ne siamo vissuti. Anch’io, come Orazio, sento di venire da una terra di miseria antica, dove la potenza del tempo ha conteso alla fatica dell’uomo, il nutrimento e la salute. Ed è senza ironia, il tempo. Non saprei ben spiegare perché lo senta così, è forse l’indifferenza con cui tutti ci guarda mentre lo abitiamo che mi ha suggerito questa sua immutabile maschera. E come può essere “ironico” l’immutabile? Ma, chi affronta un avversario invincibile e forte del potere di vita e di morte non può che essere ironico, non può che attingere alla memoria e ai tesori che la lingua natia gli ha offerto. Ecco perché i poeti sempre ricordano. Ho dato il bando all’inutile scrittura dei nostri tempi - conclude Meattini - che indugia in cosuccie da nulla e se ne bea e ho cercato le parole e le immagini che salvaguardino l’anima».
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