Investiti nel sociale circa 2 milioni di euro È la risposta al disagio
Il sindaco di San Giuliano e la vice tirano le somme: «Nessun Comune della provincia si è impegnato come noi»
SAN GIULIANO. «L’amministrazione sangiulianese investe nel sociale ogni anno circa 1,8 milioni di euro, dati regionali alla mano, e solo di sostegno al reddito, erogando quote in più per le fasce di popolazione in disagio sociale che ricevono già sostegno dalla Società della Salute». Ci tengono, sindaco e vicesindaco, Panattoni e Dini, a precisare che si tratta di dati inconfutabili e pubblici, gli ultimi dei quali relativi al resoconto 2013.
Ben il 99,04% della domanda espressa dal territorio, secondo i numeri, è stata soddisfatta negli ultimi 5 anni. «E’ in questo comparto che sono state spese le risorse derivanti dalle imposte locali - dice il sindaco -. Se vi è una tassazione alta è perché tutti i servizi erogati dal Comune sono rimasti tali e di alta qualità». Nessun taglio a scuola e sociale nonostante le difficoltà: «A fronte di una spesa di poco più di 1 milione di euro del Comune di Pisa con circa 90 mila abitanti – spiega ancora Panattoni - e in rapporto a circa 650 mila euro del comune di Cascina con 43 mila abitanti, il Comune di San Giuliano con 33 mila abitanti circa, è oltre di 1,3». A chi pensa che tali servizi non siano a carico del Comune il sindaco risponde che «non sono esternalizzati eccetto quelli delle energie che lo sono per legge nazionale, come acqua, gas, spazzatura: Geste è una società in house, cioè pubblica e i servizi che gestisce sono comunali».
«Si fanno delle scelte - gli fa eco Fortunata Dini, alle politiche sociali e abitative dal 2009 - abbiamo curato il sociale come è nella storia di San Giuliano dal dopoguerra a oggi». A peggiorare la situazione dell’argomento “tassazione” vi è il prelievo di novembre 2013 da parte dello Stato dalle casse del Comune termale: «1,3 milioni che volevamo ridistribuire ai cittadini- spiega Panattoni- sono stati consegnati al fondo di solidarietà dei comuni italiani: vuol dire che il nostro bilancio è solido».
Anche per il punto in più di Imu che ha creato malcontento tra i cittadini, esiste una sola risposta: mantenimento e qualità di servizi sociali e istruzione e inaspettato prelievo statale. «Abbiamo scelto di dare voce a quel 20% di popolazione a rischio povertà e senza casa, piuttosto che abbassare l’Imu a quell’80% di proprietari, non dimenticando quelli in altrettanta difficoltà nonostante il possesso della casa», ricorda Dini. Poi Family card che cresce, consegna di 42 alloggi Erp negli ultimi 4 anni, Agenzia Casa, infine volontariato e associazionismo, i punti di forza perché «creano un osservatorio virtuale sul territorio e ci segnalano i casi di quel disagio che spesso non viene neppure espresso».
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