Il Tirreno

Pisa

«Oggi sono qui e manifesto stasera faccio bisboccia»

di Giovanni Parlato
«Oggi sono qui e manifesto stasera faccio bisboccia»

Tra i duemila studenti delle scuole pisane: chi loda l’iniziativa sotto la Torre e chi è contrario. «Solo spettacolare, bisogna educare al bere, non reprimere»

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PISA. Crederci o non crederci? Stare lì fra altri duemila studenti che indossano la maglietta rossa contro l’alcol perché davvero l’alcol non fa miracoli? Questa è la domanda: «Ragazzi, ci credete o non ci credete? È giusta questa manifestazione? E il sabato sera, stasera, tutti in discoteca a bere, oppure...».

«Io non bevo e non so quanto potrà risultare utile questa manifestazione, chi beve il sabato credo che continuerà a bere» dice Elia, 16 anni, studente dell’Iti, e un compagno di scuola, Andrea, 19 anni, aggiunge: «Credo che quest’iniziativa sarà molto utile per fare smettere i giovani dall’abuso dell’alcol».

I giovani si accalcano sul prato dove dentro sacconi neri ci sono le maglie da indossare: ma c’è tanta confusione, le magliette non ci sono per tutti. Una voce al microfono annuncia di restare all’interno delle lettere (solo per comporre la “n” sono serviti 300 studenti) e chi è senza maglia, gli sarà portata. È accaduto agli studenti dell’istituto Matteotti: «Quando siamo arrivati, le magliette erano finite» e qualcuno aggiune: «E siamo stati allontanati».

Nel mentre che si stanno preparando le lettere, incontriamo gli studenti vocianti e allegri. Ma sono diversi a non credere molto nelle finalità di questa grande scritta che stanno componendo. «Domani sera faccio festa andando in discoteca e berrò come sempre». Forse stasera, sabato - diciamo - non domenica... «No domenica sera perché lunedì non si andrà a scuola». E perché bevi? «Perché così non pensi e ti diverti, l’alcol ti aiuta. Certo non vado tutti i fine settimana, solo quando ci sono le feste. Insomma, oggi manifesto e domani faccio festa».

Anche Alessia, dell’istituto d’Arte Russoli di Cascina, non vede nell’alcol il diavolo, anzi: «Non credo che questa manifestazione servirà, non basta una scritta per sensibilizzare le persone. Bisogna agire in un altro modo: queste manifestazioni le trovo spettacolari e anche un po’ ipocrite. Ci vuole un’educazione all’alcol e non una repressione. Anch’io bevo e so quando fermarmi. È l’abuso che va combattuto».

E fa eco Rebecca, un’altra compagna di scuola: «Sì, se si vuole sensibilizzare i giovani a un uso corretto dell’alcol servirebbe qualcosa di più significativo». E i vostri insegnanti - domandiamo a Rebecca - vi educano ad un uso corretto dell’alcol? «Non tutti, ne parlano solo pochi e ci dicono di bere con moderazione sia per te che per gli altri». Paolo, 17 anni, del Russoli, è categorico: «Sono d’accordissimo con la manifestazione, non solo l’alcol non fa miracoli, ma fa solo male».

E gli insegnanti cosa pensano di questa manifestazione?

«È certamente un’iniziativa utile» afferma Riccardo Benedettini, professore dell’Iti, il quale aggiunge: «I ragazzi vanno sensibilizzati. Questa dell’alcol è una moda che prende sempre più piede ed è sempre peggio. Basta andare fuori il sabato sera per accorgersi quanti siano i ragazzi che bevono. Questa di stamani è un’iniziativa lodevole». E il collega Mario Valvo prosegue: «Credo che la sensibilizzazione debba essere più continua. L’uso dell’alcol fra i giovani è un problema serio, i ragazzi si rovinano e le conseguenze le leggiamo poi tragicamente sui giornali».

Seckmakha, 20 anni, e Tinekhadim, 19 anni, sono due giovani senegalesi che frequentano il Russoli. «È una manifestazione importante - dice Seckmakha - perché aiuta a capire che dall’alcol non può arrivare un aiuto». «Credo semplicemente - interviene Tinekhadim - che l’alcol non faccia bene né ai giovani né agli adulti».

Per Edoardo Lupi, 19 anni, del Matteotti, «quest’iniziativa può servire ai ragazzini di 15-16 anni che bevono per scherzare e sentirsi più grandi». E il compagno Federico Del Canto dice la sua: «Io sono un neopatentato da quattro mesi e da quattro mesi non bevo più. Ogni tanto una birra e solo quando non guido». «Sì - prosegue Nicola, 18 anni - ma sul lungarno se ne vedono di tutti i colori».

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