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Con i tappi di plastica si aiutano i Paesi poveri

CALCI. Li chiamano “i tappi della solidarietà”. In Valgraziosa è in atto un’autentica mobilitazione che vede impegnati bambini e adulti. «Coordina il progetto localmente la signora Monica Meucci»,...

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CALCI. Li chiamano “i tappi della solidarietà”. In Valgraziosa è in atto un’autentica mobilitazione che vede impegnati bambini e adulti. «Coordina il progetto localmente la signora Monica Meucci», fa sapere don Antonio Cecconi, il sacerdote sempre vicino ai meno fortunati della società. Dietro c’è il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco, organismo non governativo e associazione di volontariato che sostiene progetti nel Terzo Mondo.

Ma come funziona la raccolta dei tappi che è partita a 360 gradi nelle chiese, in tutti i locali, nei circoli ricreativi, nei pubblici esercizi e nelle famiglie? I tappi (pp - polipropilene e te - propilene), grazie ai volontari, vengono venduti a ditte che riciclano la plastica per creare oggetti di uso comune, compresi giochi da giardino, vasi e panchine. Con il ricavato il Cmsr costruisce pozzi e acquedotti in regioni aride della Tanzania, in particolare nell’area di Dodoma. Si possono conservare i tappi di plastica delle bottiglie, dei flaconi di detersivi, dei bagno schiuma, dei tubetti di dentifricio ma anche quelli di penne e pennarelli oltre le capsule che contengono le cosiddette sorprese dei dolciumi dei ragazzi. Fra i progetti già realizzati l’acquedotto nel villaggio di Bahi e tre nuovi pozzi a Chipanga, Lukali e Miyuji.

Pierluigi Ara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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