Il presidio
Iniziato il restauro di Santa Croce in Fossabanda
L’intervento finanziato dalla Fondazione Pisa. Poi toccherà a Sant’Agata e alla Spina, chiese che spettano al Comune
PISA. Sono cominciati i lavori di restauro della chiesa di Santa Croce in Fossabanda e dureranno per i prossimi tre mesi: si stratta del primo lotto, finanziato per 102.180 euro dalla Fondazione Pisa, che comprende il rifacimento della pavimentazione antistante (secondo l’originario utilizzo di pietra arenaria o serena) e il recupero della loggia, della lunetta affrescata e del tetto anteriore. La chiesa è uno degli edifici di culto di proprietà del Comune, che l’anno scorso aveva stanziato 40 mila euro per il restauro del tetto sopra il coro; è previsto anche un secondo lotto, che riguarderà gli interni: in particolare è necessario rifare l’impiantistica ed evitare la risalita di umidità capillare nei muri; per quest’intervento successivo c’è già un informale impegno della stessa Fondazione per un nuovo finanziamento. Pertanto ieri, durante la presentazione del progetto (redatto da Claudio Barandoni, Stefano Pallottino, Iacopo Sbolic e Pietro Ricci; realizzato dalla ditta Colombani; diretto da Marco Guerrazzi), l’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli ha ringraziato l’ente filantropico nato dall’allora Cassa di risparmio di Pisa e ha ricordato che esiste un piano di interventi straordinario anche per le altre chiese di cui l’amministrazione ha la titolarità. Intanto sui lavori a Fossabanda c’è stata «la collaborazione con la comunità di frati che gestisce attività sociali» e si è concordato un calendario tale che riduca al minimo possibile i disagi per i tanti che si rivolgono a quella struttura per un pasto: infatti la cosiddetta “mensa dei poveri” sarà la prima a riaprire il prossimo 11 gennaio. La chiesa e il convento adiacente risalgono ai primi anni del 1200 e, dopo l’esproprio da parte del Demanio, furono venduti al Comune il 16 giugno 1875 per la somma di 19.483,88 lire. Successivamente i frati che ancora oggi animano la comunità ricomprarono un pezzo dell’orto. Mentre il convento è stato riadattato e convertito in struttura ricettiva coi fondi giubilari, la chiesa versa in condizioni di degrado e per questo è previsto un piano di recupero complessivo. Il Comune ha in cantiere anche interventi sulle altre “sue” chiese: 100mila euro sia per Sant’Agata che per la Spina (recupero dei portoni lignei e delle vetrate), altri 200mila per risolvere le infiltrazioni dal tetto della Spina (se si riuscirà a intercettarne il 60% attraverso i fondi del ministero alla Cultura) e – ambizione massima, ma per ora ipotetica – 900mila euro per il restauro del cassettonato ligneo di Sant’Antonio in Qualconia.
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