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Fontanelli-Filippeschi, l’accoppiata in crisi
Il primo (cuperliano) finisce nel girone degli sconfitti, il secondo rivela d’aver votato per Renzi
PISA. Il fatto che alle primarie del Partito democratico il sindaco Marco Filippeschi abbia votato per Matteo Renzi segna uno spartiacque con il suo predecessore (oggi deputato) Paolo Fontanelli. Non si tratta, per carità, di una frattura personale, ma la storica accoppiata tra i due personaggi più in vista dell’arcipelago pisano post comunista appare quanto meno politicamente incrinata dopo il voto di domenica.
Fontanelli, amico di Massimo D’Alema e avversario dichiarato dei renziani, è stato al fianco di Gianni Cuperlo fino all’ultimo, mentre Filippeschi non si è esposto per nessuno e (solo) il giorno del voto ha scritto su Facebook d’aver scelto Renzi. Una sorpresa per molti, non c’è che dire, anche se le avvisaglie c’erano da tempo: basta rileggere l’intervista che il sindaco rilasciò al “Tirreno” all’indomani delle elezioni di febbraio, dichiarandosi deluso da Bersani.
Se Fontanelli è finito nel girone degli sconfitti (non è entrato nemmeno in assemblea nazionale), non si pensi che la posizione di Filippeschi sia facile, quanto meno sotto il profilo dell’immagine. È sufficiente leggere i commenti su Internet: dopo che domenica sera il blog “Poltrone pisane” ha rilanciato la notizia della preferenza del sindaco a Renzi, sono piovute numerose critiche.
E a chi l’ha accusato di voler salire sul carro del vincitore all’ultimo minuto, Filippeschi ha così risposto: «Alle precedenti primarie ho votato Bersani, com’è noto, anche se poi non ho condiviso la campagna elettorale che ha fatto e il dopo. Ma, visti i risultati, non sarò stato il solo ad aver votato Renzi, senza voler salire su nessun carro, ma con le mie motivazioni – sono intervenuto nei congressi e le ho dette -, avendo prima votato Bersani. Guardiamo avanti. C’è bisogno di una linea chiara che valga per tutti e c’è bisogno di tutti, anche di chi ha votato per i candidati che non hanno vinto, per fare un partito grande, che sia anche un grande partito, per fare ora le riforme fondamentali che servono e poi per vincere le elezioni. Abbiamo ancora un po’ di strada da percorrere, non perdiamo lo slancio».
Intanto c’è attesa per la direzione del partito in programma giovedì. Il segretario provinciale Francesco Nocchi, sostenitore di Cuperlo, si presenterà con una proposta per la segreteria.
Nella giornata di ieri sia nelle file renziane che in quelle dei sostenitori di Pippo Civati si formulavano varie ipotesi su quelle che sono le strade che il segretario provinciale, confermato di recente, ha davanti: dal dialogo con le correnti alla rottura.
Secondo quanto risulta al “Tirreno”, Nocchi ha intenzione di dare vita a una segreteria unitaria, anche se probabilmente non sarà in grado di accontentare tutte le componenti che formano il mondo renziano e a Pisa sono rappresentate, per citarne alcune, dagli assessori Sanzo-Capuzzi da un lato, dal deputato Gelli e dall’assessore Serfogli dall’altro, senza ovviamente dimenticare Antonio Mazzeo, responsabile organizzazione del Pd toscano.
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