Il Tirreno

Pisa

Prove di rioccupazione, poi lo sgombero

di Pietro Barghigiani
Prove di rioccupazione, poi lo sgombero

Blitz all’alba, a mezzogiorno l’evacuazione di un’ottantina di persone. Rischiano denunce per violazione dei sigilli

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PISA. Il blitz all’alba ha riacceso le speranze di far rivivere l’esperienza autogestita dell’ex Colorificio di via Montelungo. Un’ottantina di persone è tornata a occupare l’immobile sgomberato il 26 ottobre in esecuzione di una sentenza che ha dato ragione alla proprietà, la JColors, che ne aveva chiesto il sequestro.

Sgombero. L’illusione di riprendersi di nuovo la casa del “Municipio dei beni comuni” è durata solo qualche ora. Poco dopo mezzogiorno la polizia ha iniziato l’evacuazione dello stabilimento che si è conclusa verso le 13. Gli attivisti hanno inscenato un corteo in centro per poi ritrovarsi nel pomeriggio davanti al Comune. Più che cercare un’occupazione duratura quella di ieri ha avuto lo scopo di ribadire il concetto che sta alla base delle rivendicazioni del “Municipio dei beni comuni”.

Atto di cittadinanza. «Una riapertura attesa – affermano gli attivisti che hanno ottenuto la solidarietà dei Cobas – già ampiamente annunciata da quella piazza che il 16 novembre scorso aveva lanciato il proprio assedio allo stabile di via Montelungo, e che ha praticato il proprio “atto di cittadinanza” riaprendo ufficialmente le attività praticate all'ex Colorificio Liberato. Con l'azione di oggi il nostro movimento tenta di superare quel vuoto delle istituzioni, così come della politica, che ha consentito di sgomberare energie sociali, pratiche virtuose e cittadinanza attiva da un luogo condannato a restare preda del pubblico oblio. Al contrario noi non abbiamo dimenticato, nemmeno per un attimo, quale fosse la nostra destinazione».

Violazione dei sigilli. Una settantina di persone sono uscite dall’ex fabbrica evitando i controlli della polizia, arrivata in forze a presidiare lo stabilimento. Una decina sono rimasti all’interno è hanno attuato una resistenza passiva. Sono stati trascinati fuori di peso dagli agenti della Digos. Il blitz avrà anche conseguenze penali. Chi è entrato nell’immobile sequestrato rischia una denuncia per violazione dei sigilli. La Digos cercherà di identificare gli occupanti attraverso le riprese video. Quelli che, invece, sono rimasti all’interno e hanno messo in scena la loro protesta alla Gandhi, potrebbero incorrere anche in una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale.

La delegazione. In mattinata una delegazione composta dal deputato di Sel Nicola Fratoianni, il capogruppo di Rc-Città in Comune, Francesco Auletta e don Alessandro Santoro sono stati ricevuti dal questore Gianfranco Bernabei. Poi sono andati anche in Comune dove si è anche tenuta una riunione.

Tavolo di lavoro. Francesco Cecchetti coordinatore provinciale Sel, Paolo Fornai coordinatore cittadino e Simonetta Ghezzani capogruppo Sel, affermano: «Sinistra Ecologia Libertà ha sempre sostenuto e continuerà a sostenere l'esperienza di Rebeldia e del Municipio dei Beni Comuni, ritenendo che sia ormai ineludibile un ragionamento serio, anche a livello nazionale, sul riutilizzo ed il recupero delle aree industriali dismesse, perché non vengano abbandonate al degrado o alla speculazione». È stato aperto un tavolo di confronto al quale prendono parte gli assessori Dario Danti e Ylenia Zambito per conto dell'amministrazione e rappresentanti del Municipio. Dopo il primo approccio di ieri, le parti torneranno a parlarsi il 17 dicembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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