Il presidio
Caso Ragusa, i Ros in pianta stabile in città
Carabinieri del reparto crimini violenti di Roma affiancano gli investigatori locali nell’inchiesta
PISA. Vedono dove altri guardano. Non fanno miracoli, ma sanno di rappresentare un’élite.
Sono gli investigatori del reparto crimini violenti dei carabinieri del Ros che si sono piazzati in pianta stabile nella caserma in via Guido da Pisa. La missione toscana riguarda il caso Ragusa.
Loro, i militari del reparto crimini violenti, entrano nella testa dell'assassino attraverso sentieri che altri non seguono. Analizzano brandelli di verità repertati sulla scena del crimine con tecniche d'indagine sviluppate in anni di lotta alla mafia e al terrorismo. Sono a Pisa per cercare di risolvere il mistero della scomparsa di una donna di cui nessuno sa più niente dalla notte del 13 gennaio 2012. Il reparto è una task-force investigativa, con la valigia pronta. E in quella valigia, oltre ai vestiti, ci sono gli "strumenti" del Ros". Il fiuto, dunque. Ma non solo. Sul giallo di Roberta, però, il contributo del Ros, ammesso che finora sia uscito tutto quello che gli inquirenti hanno acquisito in quasi due anni di indagini, non appare sufficiente per chiudere l’inchiesta con un imputato sicuro.
Nel festival delle testimonianze estemporanee, spesso al di sotto di una soglia di minima decenza a livello di attendibilità, l’unico punto fermo per la Procura resta il racconto di Loris Gozi. Il giostraio di 36 anni, che vive in via Gigli, ha fornito due elementi a cui gli investigatori danno peso. È lui che dice di aver visto prima Antonio logli, indagato per omicidio e occultamento di cadavere, a mezzanotte e mezzo da solo in auto in via Gigli e poi, ma è sicuro al 70 per cento, mentre litigava con una donna, sempre nella stessa strada. «La spinse dentro e sentii un colpo forte, come se avesse battuto la testa» ha fatto mettere a verbale. Poi c’è la richiesta di informazioni che, secondo Gozi, sua moglie e la suocera, Logli avrebbe fatto il sabato 14 con una vecchia foto di Roberta. L’indagato sostiene di non essersi mai presentato a casa di Loris. Che, al contrario, afferma di essersi trovato davanti Logli con una foto della moglie chiedendo se l’avesse vista perché era sparita. Secondo gli inquirenti Logli sarebbe andato solo da Gozi, mentre lungo la strada ci sono altre abitazioni. E poi, tra le carte della Procura, c’è la simulazione dell’avvistamento notturno. Logli nega di averlo messo in scena. Di contro gli investigatori hanno la certezza che il marito di Roberta abbia replicato la situazione riferita da Gozi non solo nella strada giusta, ma anche nel punto esatto indicato dal teste senza che questo elemento fosse stato inserito in atti ufficiali notificati all’indagato.(p.b.)
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