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Pisa

Ragusa, Gozi va a casa di Campisi

Ragusa, Gozi va a casa di Campisi

Ma il vigile del fuoco rifiuta l’incontro e allontana il teste che voleva parlargli

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PISA. Gozi cerca di parlare con Campisi. Bussa a casa sua, ma viene invitato ad allontanarsi.

Perché il principale teste dell’accusa del caso Ragusa si sia presentato alla porta dell’abitazione di un altro testimone dell’inchiesta non è chiaro. Di sicuro tra i due non c’è stato alcun colloquio e della visita improvvisata e non richiesta sono stati informati sia i carabinieri sia il sostituto procuratore, Aldo Mantovani. Il fermento dei testimoni è una fibrillazione che scalda più stampa e tv che gli investigatori. Anche l’ultima presunta teste, una residente in via Gigli che nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 sostiene di aver visto Roberta Ragusa con l’immancabile pigiama rosa (è l’ennesima spettatrice dell’affollata strada trasformata tra le 00,30 e l’1,30 in un teatro degli avvistamenti) figura tra le persone sentite a suo tempo dai carabinieri che ieri l’hanno ascoltata di nuovo. Nessuna novità dalle sue dichiarazioni che ricalcano quello che è già uscito sui giornali. L’unico teste che per gli inquirenti ha riferito situazioni e scenari utili alle indagini è Loris Gozi. E, infatti, il suo racconto è stato cristallizzato con l’incidente probatorio. Il resto delle testimonianze, a partire da quella del cuoco di Cannes, Pasquale Davi, vengono considerate inattendibili. “Chi l’ha visto?” ha svelato che l’uomo telefonò il primo ottobre 2012 alla trasmissione dicendo di aver incontrato Roberta il 27 settembre. L’ultima versione, invece, fa risalire il presunto avvistamento al 17 maggio 2012. Non ci sarebbe, inoltre, traccia della sua telefonata alle forze dell’ordine pisane per segnalare nel maggio 2012 il faccia a faccia con quella che ritene essere Roberta avvenuto, a suo dire, poco prima delle 16. Il cameriere Nicolas Bendinelli poi non ha confermato le dichiarazioni di Pasquale per il semplice motivo che lui entrava a lavoro di sera e a quell’ora non era in servizio.

Resta, dunque, Gozi come teste dell’accusa. È lui che dice di aver visto prima Antonio logli, indagato per omicidio e occultamento di cadavere, a mezzanotte e mezzo da solo in auto in via Gigli e poi, ma è sicuro al 70 per cento, mentre litigava con una donna, sempre nella stessa strada. «La spinse dentro e sentii un colpo forte, come se avesse battuto la testa» ha fatto mettere a verbale. L’altro giorno Gozi ha suonato a casa di Filippo Campisi, il vigile del fuoco che agli inquirenti ha detto di aver visto una donna in strada davanti alla casa dei Logli salire su un Nissan Patrol e di aver udito un urlo. Non sa precisare, però, se era la notte del 13 gennaio 2012. Il vigile del fuoco non era in casa. La moglie lo ha chiamato e quando è arrivato si è trovato davanti, all’esterno dell’abitazione, Loris Gozi che voleva parlargli.

«Non è il caso di incontrarci» gli avrebbe risposto Campisi invitandolo ad andare via. Una scena durata qualche minuto di cui sono stati informati gli inquirenti.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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