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Oggi diciotto mesi senza la Sapienza
Gli Amici della Biblioteca Universitaria attaccano le istituzioni: il palazzo rimane chiuso e non ci sono risposte
PISA. Oggi scocca il diciottesimo mese di chiusura della Sapienza, sigillata il 29 maggio 2012 con ordinanza del sindaco che riprendeva la relazione dei vigili del fuoco: l’edificio era ritenuto a rischio per le crepe causate dal terremoto... in Emilia. In occasione di questa ricorrenza, un anno e mezzo «di solitudine», l’associazione “Amici della Bup” (Biblioteca universitaria di Pisa, sotto tutela del ministero dei Beni culturali e ospitata in Sapienza, palazzo dell’Università) ha scritto un lungo documento firmato dalla presidente Chiara Frugoni e da Andrea Bocchi, Eliana Carrara, Carlo Alberto Girotto e Anna Siekiera. Ne riportiamo ampi stralci.
L’incipit. «Interpretando (liberamente) Victor Hugo: Se chiudete una biblioteca, aprite una prigione (o almeno uno slum per lo spaccio). Diciotto mesi di solitudine (29 maggio 2012 - 29 novembre 2013)». C’è tanta ironia e tanta amarezza allo stesso tempo. Ma la «solitudine» è vera e sofferta, per una vicenda su cui «è calato un silenzio imbarazzato: nessuna autorità cittadina ha mai indicato un termine per la riapertura. A più riprese è stata annunciata e rinviata, una perizia strutturale, che tuttavia non sostituisce certo una decisione, che deve essere politica e gestionale, sul futuro della Sapienza. A più riprese l’Associazione ha cercato di riportare all’attenzione della cittadinanza il problema: ha avuto dagli organi competenti solo risposte vaghe, non impegnative e spesso contraddittorie».
Una ricchezza per la città. «La Biblioteca Universitaria di Pisa ha buone ragioni per essere considerata la seconda biblioteca toscana dopo la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze». Gli “Amici” ricordano che la legge impone il deposito di tutto ciò che è pubblicato in provincia nell’ultimo secolo: «nella cosiddetta Sezione Toscana si conservano esemplari unici o di estrema rarità, a partire dal nucleo librario, che non ha pari al mondo, dedicato al Gioco del Ponte pisano. La Biblioteca Universitaria rappresenta una memoria storica insostituibile per la città di Pisa». Il problema è che «questa memoria si può perdere senza una distruzione fisica dei libri, che non è, ci auguriamo, nei programmi di nessuno». L’associazione torna sul tema del passaggio di competenze dal ministero della cultura a quello dell’Università; ipotesi a cui è contraria sulla base del precedente di Bologna, unico finora in Italia, da cui la biblioteca emiliana « non ha tratto grandi guadagni». Anzi: «da tredici anni conosce solo pensionamenti e nessuna risorsa, con la conseguente limitazione dei servizi».
Cultura e figuracce. «La città di Pisa si è candidata a Capitale europea della cultura per il 2019: ma alla prima selezione è stata eliminata. Ci saranno stati vari motivi. Ma come può una città che si candida a capitale della cultura non avere una biblioteca adeguata? Da ogni parte del mondo sono arrivate, tramite le petizioni nate a ridosso della chiusura della Sapienza, lettere di sostegno: tra queste, anche quelle di alcuni europarlamentari di stanza a Bruxelles, tra i quali figura Gianni Vattimo, intellettuale di alto profilo che ben rappresenta l’Italia al parlamento europeo. A Bruxelles, insomma, è ben noto cosa è successo a Pisa nel maggio 2012, e c’è da pensare che la faccenda della Sapienza possa aver pesato nell’eliminazione di Pisa dalla rosa dei candidati: a tutti sarà dunque immediatamente chiaro quale danno, anche economico, è venuto da una tale eliminazione. Ora si tenta di rimediare instaurando una collaborazione con le finaliste. Ma la nostra città che – si sostiene – vuol mettere la cultura al primo posto, dovrà concorrere con l’handicap di una biblioteca chiusa non si sa bene perché».
Danni economici. «Arriverà mai questa perizia? Non per altro, se non perché, in tutta questa bagarre, si tende a mettere in secondo piano un problema che è in realtà centrale: quello economico. A più riprese si è letto dei danni consistenti subiti dai negozi che afferiscono (o afferivano) a piazza Dante e al quadrilatero della Sapienza. C’è un altro tipo di problema economico, di cui si parla di rado: si vuol trovare nel “peso dei libri” della Biblioteca il responsabile di tutti questi problemi. Ma quanto costa spostare tutti i libri in altra sede, come qualcuno voleva proporre? Chi paga tutto ciò? Quanto costerà, dopo i lavori di verifica, rimettere tutto a nuovo? Ad oggi, nessuna risposta. A un anno e mezzo dalla chiusura».
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