Meteo
Prestiti fino a 3mila euro per combattere la crisi
La Caritas e la Società della salute hanno attivato il progetto voluto dalla Regione L’Isee dei beneficiari non deve superare 15mila euro. Ecco come fare domanda
PISA. Un piccolo aiuto per affrontare la crisi econcomica che investe sempre più famiglie.
La Caritas diocesana di Pisa, insieme alla Pubblica assistenza di Pisa e del Litorale pisano, Arci, Acli, Misericordie (Pisa, Navacchio, Cascina, Calci, Latignano e Vicopisano) e la Società della salute della zona pisana, ha attivato il prestito sociale, il progetto voluto dalla Regione Toscana per sostenere, con prestiti fino a tremila euro, le persone e le famiglie in situazioni di particolare difficoltà socio-economica.
Il progetto sarà attivo da lunedì prossimo, ma la rete di enti e associazioni coinvolte, dal 3 settembre (data di inizio del progetto regionale) ha ricevuto già oltre 250 contatti. Per l'iniziativa, che durerà un anno, la Regione ha stanziato cinque milioni di euro. La “rete” pisana, che coinvolge tutti i comuni dell'area pisana, ha a disposizione 150mila euro.
«Non è la risposta ai problemi – commenta don Emanuele Morelli, direttore della Caritas pisana - ma un aiuto ai bisognosi per affrontare il difficile momento che stanno vivendo, una stampella per mantenere in piedi chi è in difficoltà».
Al prestito può accedere chi è residente in un comune toscano (o stranieri in possesso di carta o permesso di soggiorno) e, tra gli altri requisiti, è richiesto un Isee non superiore a 15mila euro. La somma ricevuta deve essere restituita, senza interessi, entro 36 mesi. La restituzione può avvenire in forma economica (attraverso una rateizzazione) o svolgendo attività socialmente utili.
Particolare attenzione per l'elargizione del prestito sarà rivolta a quattro categorie, che secondo la Caritas, in questo momento sono le più bisognose: famiglie numerose, nuclei monoparentali con figli minori a carico, presenza in famiglia di situazioni di disabilità grave e famiglie con componenti over 50 che hanno perso il lavoro.
Per chiedere il prestito è necessario rivolgersi ad uno degli enti o delle associazioni coinvolte. I richiedenti saranno convocati e inizierà un percorso di ascolto e un'istruttoria per valutare i singoli casi.
«Non è l'unica misura di aiuto messa in campo nel nostro territorio e quindi le persone, a seconda delle esigenze, possono essere indirizzate anche verso altri servizi – conclude don Morelli -. Il progetto, che speriamo venga rifinanziato e aumentato perché c'è una sproporzione enorme tra la domanda e l'offerta, non deve essere però inteso come una sorta di bancomat, ma come l'inizio di un rapporto per costruire insieme una risposta ai bisogni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google