Italia
C’era una volta la chiesa di San Silvestro
L’edificio sconsacrato è chiuso da almeno 15 anni e non si prevedono recuperi. La Sovrintendenza: «Ferisce l’assenza d’interesse»
PISA. La Chiesa di San Silvestro, datata 1118 e situata nell'omonima piazza e contigua al laboratorio Nest del Cnr e della Normale, è chiusa da almeno 15 anni nonostante la facciata sia stata restaurata. Nessuna possibilità di vedere le tele affrescate da Aurelio Lomi, nessuna possibilità di ammirare il soffitto a cassettoni dorati del '600 opera di Cosimo Pugliani. E nessuno può vedere il sontuoso matroneo che si sviluppa lungo le due navate laterali.
«Purtroppo mancano all'appello circa 2 milioni di euro per poter riconsegnare alla città ed ai suoi visitatori un luogo dove possono essere organizzati eventi culturali» dice Dario Matteoni della Sovrintendenza pisana.
L'interno della chiesa sconsacrata si presenta con sacchetti di sabbia al portone di ingresso per impedire che l'acqua piovana si infiltri. Macchie di muffe ed infiltrazioni compaiono lateralmente alle pareti. Vicino alla fonte battesimale ci sono le due enormi campane originarie adagiate sul pavimento. Campane che "suonano" una requiem per un ambiente che trasuda nobiltà decaduta. Questo è l'ennesimo sos del nostro patrimonio storico artistico. Ma ci sono anche stralci di affresco gelosamente custoditi e protetti dalla Sovrintendenza. Pancali con quadri accuratamente avvolti in teli protettivi e poi un sistema di antifurto. La Sovrintendenza fa quello che può con grandi sacrifici. «Volete sapere la verità? – domanda Matteoni – abbiamo appena i soldi per pagare la luce e le spese correnti e i soldi del lotto per i beni monumentali, a Pisa, arrivarono, l'ultima volta 13-15 anni fa per un primo intervento al Teatro Rossi».
Niente soldi dallo Stato e niente dai privati. «Il mecenatismo dei privati in città, lo devo ancora vedere ma ciò non mi sorprende più di tanto mentre ciò che ferisce è l'assenza totale della mano pubblica, statale, e la scarsa attenzione nei confronti del nostro patrimonio artistico è bipartisan coinvolgendo sia governi di centrosinistra che di centrodestra» aggiunge Matteoni. La Sovrintendenza assieme all'Associazione degli amici dei musei e monumenti pisani presentò, anni orsono, alla Presidenza del Consiglio un progetto di restauro interno della chiesa dell'ammontare di circa un milione ed 800mila euro.
«Un restauro che comprendeva anche tutta la nuova impiantistica funzionale ad uno spazio di intrattenimento culturale ed espositivo. Ma il progetto fu bocciato ed oggi dovrebbe essere aggiornato nei costi di almeno 200mila euro» sottolinea Matteoni. La cosa che ha dell'incredibile, è che la chiesa si trova confinante con lo splendido palazzo della Scuola Normale dall'altissimo valore e sentore storico in quanto fu la prima sede della Scuola (non quella in Piazza dei Cavalieri come molti pensano). E sempre accanto alla chiesa c'è il nuovo laboratorio di nanotecnologie, il Nest di Cnr e Normale che è il motore culturale italiano. Ma a nessuno di questi blasonatissimi enti, (Normale, Cnr e Sovrintendenza) è venuto in mente di parlarsi per gettare un' occhiata al "vicino monumentale" chiuso e sprangato. E nessun privato sgancerebbe un solo euro per salvare una chiesa. E chiamiamola "smart city", la nostra città. Se non fosse che un'associazione di volontariato, quella degli Amici dei musei e monumenti pisani, restaurò nel 2003, la facciata. Tornando al futuro (quale e quando?) della chiesa, Matteoni i progetti li ha: «Potrebbe essere un polmone espositivo per i depositi del Museo di San Matteo nella parte ad esempio del matroneo mentre il restante spazio si presta ad ogni tipo di evento culturale e musicale in linea con il rispetto del pregio della chiesa». Per ora però, San Domenico e il suo cane, immortalati nel marmo da Giovanni Cybei e collocati sulla sommità della facciata, hanno lo sguardo fisso su un orizzonte ottuso e limitato da burocrazia e fondi inesistenti.
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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