Il Tirreno

Pisa

PROVINCIA E COMUNE ALLA MISERICORDIA

«Revocare i licenziamenti cassa in deroga possibile»

PISA. Il ritiro dei licenziamenti con la successiva richiesta di cassa integrazione in deroga che verrebbe appoggiata anche dalla Regione. Lo chiedono il sindaco Marco Filippeschi, il presidente...

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PISA. Il ritiro dei licenziamenti con la successiva richiesta di cassa integrazione in deroga che verrebbe appoggiata anche dalla Regione.

Lo chiedono il sindaco Marco Filippeschi, il presidente della Provincia Andrea Pieroni e l’assessore provinciale al Lavoro, Anna Romei in un appello pubblico lanciato ai vertici della Misericordia.

I lavoratori che hanno ricevuto la lettera con cui vengono lasciati a casa sono 32, sette in meno rispetto al numero originario perché nel frattempo qualcuno ha trovato un nuovo posto.

Il 13 novembre Misericordia, enti locali e sindacati si incontreranno a Firenze con l’assessore regionale a Lavoro e Attività Produttive, Gianfranco Simoncini.

«Confidiamo in un gesto positivo della Misericordia per il ritiro dei licenziamenti – esordisce Filippeschi –. Invitiamo i vertici a valutare fino in fondo la possibilità di ricorrere alla cassa in deroga, sostenuta anche dalla Regione. Siamo consapevoli della gravità della situazione (11 milioni di euro di debiti al 31 dicembre 2012, ndr), ma è doveroso farsi carico delle condizioni dei lavoratori. Inoltre, i costi per l’associazione sarebbero identici a quelli che comunque dovrà sostenere per la gestione dei licenziamenti».

In caso di mancata revoca delle lettere di licenziamento, i sindacati hanno già annunciato l’avvio di una serie di azioni legali con la richiesta al Tribunale di decreti ingiuntivi per recuperare stipendi e spettanze arretrate.

Provincia e Comune ritengono «che esistano ancora margini, nonostante sia stata fatta l’attivazione dei licenziamenti, affinché la Misericordia possa fare un passo indietro rivedendo le proprie posizioni, anche alla luce di quanto è stato rilevato, pure negli incontri istituzionali, rispetto alla gestione che ha prodotto il dissesto finanziario ed oggi il licenziamento e le difficoltà per 32 famiglie. Il ricorso alla Cassa in deroga non è la panacea di tutti i mali, ma è la possibilità di avere un tempo maggiore di verifica e confronto per individuare possibilità nuove, diverse di reinserimento lavorativo».

Per l’assessore Romei la revoca è ancora possibile. «Con la cassa in deroga avremmo tre mesi di tempo per cercare una ricollocazione dei dipendenti. C’è da dire che con la Misericordia non c’è mai stato un grande dialogo. Vogliamo anche chiedere ad Alberto Corsinovi, presidente delle Misericordie toscane, di verificare se in altre realtà regionali ci possano essere le condizioni per sistemare i lavoratori in esubero a Pisa».

Parla di «inconcepibile atteggiamento di chiusura» il presidente Pieroni: «I vertici dell’Arciconfraternita spiegano la risolutezza delle decisioni con la gravità della crisi finanziaria e con la necessità di ritornare allo spirito originario dell’associazione, quello del volontariato».

Concludono i tre amministratori: «Non è concepibile che sia proprio la Misericordia, che ha storia, finalità e capacità di intervento sociale, a negare la possibilità di utilizzare un ammortizzatore, come la cassa in deroga». Ultimo appello per invertire una tendenza che sembra ormai segnata.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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