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Entra nei percorsi turistici il molino Gangalandi
L’area dell’antico opificio ospita anche il complesso Cafissi di Cascina uno dei primi molini che nel nostro Paese sfruttavano l’energia del vapore
CASTELMAGGIORE. Vincolato dalla Soprintendenza per motivi storici e artistici e con l’intervento delle istituzioni, tramontata per questa l’idea che i tedeschi se ne potessero appropriare, il Molino Gangalandi è stato ufficialmente inserito nei percorsi turistici ufficiali.
E questo a maggior ragione grazie soprattutto anche a un fatto nuovo, che rappresenta un importante evento culturale e cioè l’area dell’antico opificio ospita adesso il complesso Cafissi, di Cascina, uno dei primissimi molini a pietra europei che nel 1800, sfruttando la tecnologia del vapore, furono introdotti in Italia.
Macinando i cereali raccolti nelle vicine zone di pianura, furono messi progressivamente in crisi gli opifici idraulici esistenti sul versante del monte ma in particolare fu pregiudicato il flusso del grano verso quei molini, oltre un centinaio, operanti nella vallata di Calci tanto da causare l’inattività di tali fabbriche e in seguito la loro progressiva scomparsa.
Il Molino dei Gangalandi invece fu una delle rare imprese molitorie rimaste integre ed efficienti tanto che continuò a funzionare fino al 1959, anno in cui scomparve il suo ultimo mugnaio.
Di quel mulino sono rimasti sia il suo antico nome sia tutta la preziosa attrezzatura.
Adesso è arrivato il complesso Cafissi che conserva, con le sue sette macine di granito, i rispettivi pali e archetti di sostegno, le marlie, le oste, le femminelle, le tramogge in legno, il regolo, la ciotola con la tinta rossa, la primordiale sesta. Tutto poteva andare disperso o distrutto.
Dopo il recupero, questo prezioso materiale, opportunamente raggruppato e distinto, è rimasto visibile in due separati angoli nell’area del Molino dei Gangalandi. I vecchi, consunti meccanismi del complesso a macine di Cascina sono custoditi in un luogo a esso appropriato. Davvero un pezzo di storia che si aggiunge a un altro pezzo di nobile storia.
È il caso di sottolineare che il nome Gangalandi è presente nella storia da più di mille anni, ne parla Dante nel Paradiso canto XVI.
Apposite ricerche riguardanti la schiatta dei Gangalandi attestano che Corsino Gangalandi, nel 1235, fu podestà di Volterra, Chianni, nel 1264 fu il Gangalandi fu nominato podestà di Monte Castello in Val di Cecina. L’11 giugno 1289, a Campaldino, i conti Gangalandi, ghibellini, erano schierati con le loro milizie di fronte ai guelfi fiorentini, tra i quali era presente il giovane cavaliere Dante Alighieri.
Dopo quella battaglia i guelfi, vittoriosi, poterono giungere quasi alle porte di Pisa e assediarono il vicino castello di Caprona fino alla sua resa a cui assistette anche il poeta. Gangalando dei Gangalandi, capitano fiorentino vicino agli scaligeri, morto nel 1359, venne sepolto in un’urna di marmo rosso, la cui pregevole lastra tombale è conservata nella cattedrale di Vicenza.
Il molino Gangalandi era già funzionante verso la fine del 1400. L’opificio ha lavorato per secoli. Le sue macine e i suoi possenti ingranaggi sono ancora intatti. In definitiva potrebbe di nuovo operare.
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