Il Tirreno

Pisa

Sesta Porta, dubbi da 9 milioni di euro

di Francesco Loi
Sesta Porta, dubbi da 9 milioni di euro

Non si sblocca il contenzioso con l’Istituto nazionale di vulcanologia. Un altro appello del Comune al ministro Carrozza

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PISA. Il cantiere avanza spedito. «Cronoprogramma rispettato», dicono i tecnici. Lo stesso però non si può dire per la vendita dei locali. Soprattutto il nodo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) sembra ancora lontano dall’essere risolto. E così parte un altro appello rivolto al ministro Carrozza. Doppia velocità per la Sesta Porta, l’edificio polifunzionale dove troveranno sede Sepi, Pisamo e Polizia municipale. Un investimento complessivo da 17 milioni di euro.

Il problema è che 9 milioni dovrebbero rientrare dall’Istituto di vulcanologia, che in effetti aveva deciso di spostare in via Battisti il suo centro pisano, con tanto di contratto firmato nel 2009 con la Sviluppo Pisa srl, la società di scopo costituita per realizzare il progetto Sesta Porta di cui Pisamo detiene il 100% (e quindi il Comune). L’istituto avrebbe dovuto pagare a stati di avanzamento dei lavori, ma ha saltato le prime rate per un totale di circa 3 milioni di euro. Scattata l’ingiunzione di pagamento, ma la situazione è bloccata.

L’Ingv ha motivato la marcia indietro con la spending review. Ieri il sindaco Marco Filippeschi e l’assessore Andrea Serfogli hanno fatto un sopralluogo per verificare la situazione del cantiere. «Soddisfatto», si è detto il sindaco, che però non ha potuto nascondere la preoccupazione, da 9 milioni di euro, per il caso Ingv. «È in corso un contenzioso per far valere i nostri diritti - aggiunge Serfogli - dato che siamo pienamente dalla parte della ragione». L’assessore conferma che sono stati avviati «contatti con il ministro della ricerca Maria Chiara Carrozza per verificare la possibilità che il suo ministero, da cui dipende l’Ingv, possa erogare all’istituto le risorse necessarie a tener fede all’accordo: abbiamo avuto alcuni incontri e siamo fiduciosi».

Nel frattempo l’operazione finanziaria della Sesta Porta regge grazie alla possibilità, concessa dalla giunta a Pisamo, di rinviare i pagamenti del canone di affitto (circa 4,5 milioni l’anno). Ma la corda non si può tirare all’infinito. Per il resto, a parte i clienti istituzionali, la vendita degli spazi procede un po’ a rilento a causa della crisi. Nei giorni scorsi è stato piazzato un fondo commerciale per 300mila euro. Si spera anche in acquirenti russi, dopo il recente meeting a San Rossore organizzato dall’Italian Russian Association.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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