Il ministro arriva tardi dopo una passeggiata
PISA. Massimo Bray, ministro dei Beni culturali, arriva in treno a ridosso della cerimonia in Normale: poi si muove a piedi fino a piazza dei Cavalieri, con lo zainetto in spalla e due uomini di...
PISA. Massimo Bray, ministro dei Beni culturali, arriva in treno a ridosso della cerimonia in Normale: poi si muove a piedi fino a piazza dei Cavalieri, con lo zainetto in spalla e due uomini di scorta che lo seguono nella passeggiata. Arriverà in ritardo. Tra le curiosità di ieri ci sono tante altre chicche: il direttore Fabio Beltram che invita a vagare per i corridoi e apprezzare non solo la mostra d’arte contemporanea (ormai è un suo marchio di fabbrica), ma anche «il continuo restyling del palazzo», che è davvero un gioiellino; molto apprezzate le poltrone colorate. Ancora, Maria Chiara Carrozza che confessa: «È la mia prima inaugurazione d’anno accademico come ministro del Miur; ci tenevo a farla a Pisa». Nel pomeriggio consueto show di Giuliano Amato, neo giudice costituzionale: al simposio sul futuro di libri parla di Treccani (di cui è stato presidente) come “brand”, che la gente compra «per l’involucro; ma dentro ci potrebbe stare Ligabue e non se ne accorgerebbero». Poi una frecciata a Priebke, che esibisce l’enciclopedia nel suo testamento: «In tv vedete, con la Treccani dietro, chi non l’ha mai avuta davanti». E crede alla digitalizzazione dei libri come «democratizzazione della cultura».
Bray sull’argomento lascia la risposta aperta: «Il cartaceo può convivere (come teatro e televisione), oppure diventerà di nicchia. Di certo c’è che le biblioteche devono preservare il senso di cultura come bene comune. La nostra generazione ha smesso di sognarlo, forse per questo siamo gli ultimi nelle statistiche mondiali».
Fuori, in piazza, bel siparietto per il presidio dei lavoratori delle Biblioteca universitaria. Il prefetto Francesco Tagliente – abituato a ben altro stile dei bancarellai – ammira e loda «il rispetto dei manifestanti» che non soffocano i ministri, ma espongono solo le loro ragioni. E il professore Adriano Prosperi si augura: «Quando l’anno prossimo Barack Obama viene a Pisa, mi piacerebbe ospitarlo in Sapienza».(g.c.)
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