Il Tirreno

Pisa

Misericordia, partono 39 licenziamenti

di Danilo Renzullo
Misericordia, partono 39 licenziamenti

Le lettere saranno spedite la settimana prossima. La Cgil: «Una vergogna». I Cobas accusano Comune e Azienda ospedaliera

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PISA. «È un duro colpo, ma ci aspettavamo questa conclusione». Dario Scalzullo, 32 anni, di cui 16 passati a prestare servizio alla Misericordia, dalla prossima settimana vedrà stravolta la sua vita: sarà licenziato, così come altri 38 dipendenti dell'Arciconfraternita.

La Misericordia, infatti, non arretra di un passo e annuncia che dalla prossima settimana partiranno le lettere di licenziamento.

È questo l'epilogo della lunga e complicata vertenza dell'Arciconfraternita pisana, che si chiude con il licenziamento di 39 dipendenti e senza alcun ammortizzatore sociale.

Ieri, durante l'ultimo incontro con i sindacati previsto dalla procedura di mobilità (scaduta lo scorso 5 ottobre) la Misericordia ha confermato la strada del licenziamento collettivo escludendo le altre soluzioni proposte dai sindacati.

«Un finale che ci aspettavamo da tempo – commenta a caldo Scalzullo –. La Misericordia ci ha costretto a cambiare totalmente vita: c'è chi è tornato a studiare e chi ha cercato altri lavori, ma con la qualifica di soccorritore è difficile trovare un'altra occupazione».

In sedici anni di lavoro (sei dei quali da volontario), Scalzullo (che adesso aprirà una propria attività) ha ricevuto tre menzioni al merito. «Ma adesso siamo tutti figli di NN – dice -. Un tempo eravamo l'élite del soccorso, oggi disoccupati con decenni di esperienza che non contano nulla».

Oltre ai posti di lavoro, dalla settimana prossima, il soccorso pisano perderà soprattutto un bagaglio di professionalità che difficilmente potrà essere sostituito.

«Una vergogna, una vicenda che si conclude in modo indegno - commentano dalla Cgil -. La Misericordia ha voluto seguire come unica strada quella dei licenziamenti senza nemmeno discutere degli altri strumenti proposti dai sindacati e dagli enti locali come i contratti di solidarietà. Un atteggiamento, quello tenuto dalla Confraternita, indegno dal punto di vista sindacale ed etico: chi rappresenta una istituzione che ha nella misericordia la propria ragione sociale, ha di che riflettere». Per la Cgil, la parola ora passa ai legali che valuteranno «ogni azione possibile per tutelare i lavoratori».

I Cobas, invece, sono pronti a impugnare i licenziamenti. «I licenziamenti non saranno solo 39 – avvertono i Cobas - perché presto ne arriveranno altri, considerato il dissesto finanziario in cui versa la Misericordia: un dissesto contro cui è stato fatto ben poco da due anni, rinunciando ad ogni forma di rilancio e di risanamento».

«Nessuna trattativa è stata fatta per stabilire i criteri con i quali saranno individuati i 39 dipendenti da licenziare - continuano i Cobas -, non sappiamo se carichi familiari e anzianità di servizio saranno criteri di scelta. Ammortizzatori sociali come la cassa integrazione in deroga sono stati negati ai lavoratori per i quali arriverà solo l'indennità di disoccupazione. Anche le promesse di impiego provenienti da alcuni gruppi economici locali – proseguono i Cobas - si sono dimostrate solo parole. Tra i responsabili morali dei tagli occupazionali bisogna annoverare il sindaco, la Società della salute e l'Azienda ospedaliera che hanno approvato convenzioni senza clausole sociali. Un fatto concreto sarebbe stato quello di bandire una gara europea con la clausola dei posti di lavoro, invece si è scelto di regalare i servizi e i proventi degli stessi alle associazioni di volontariato a discapito dei lavoratori della Misericordia. Al personale dell'Arciconfraternita non resta che una certezza: a Pisa l'intreccio di poteri economici e politici ha determinato la perdita di questi posti di lavoro».

«Il buco di bilancio di oltre 11 milioni di euro – aggiunge il gruppo consiliare di Una città in comune-Prc - ricade su chi non ne ha la minima responsabilità con un trattamento che neanche Marchionne, nel suo furore anti-operaio, ha mai finora messo in pratica. Il sindaco di Pisa e la sua giunta sono stati sostanzialmente a guardare, così come i partiti della maggioranza: non hanno voluto applicare, ad esempio, il nostro ordine del giorno, approvato lo scorso agosto, in cui si chiedeva la convocazione di un tavolo con la Società della salute per riassorbire i lavoratori della Misericordia nell'ambito del trasporto sociale. Per noi la questione non si chiude qui. Incontreremo di nuovo i lavoratori della Misericordia per sostenerli in una lotta che non può e non deve fermarsi. Anche perché, in assenza di un serio piano di rilancio, tutti i posti di lavoro e tutti i servizi della Misericordia sono a rischio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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