Il Tirreno

Pisa

Pisanova se la cava affittando gli spazi

di Luca Lunedì
Pisanova se la cava affittando gli spazi

«La nostra fortuna è essere in un quartiere ormai dentro la città, ma è sempre più difficile»

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PISA. Quello che trapela dalle parole di Luigi Branchitta, neo presidente del circolo Arci Pisanova è, sostanzialmente, il senso della sfida. Verso un quartiere che cambia in continuazione, tanto nella composizione che nel numero di abitanti, verso le istituzioni che valutano sempre meno l’apporto sociale dei circoli, verso i cittadini che, spesso, fanno lo stesso. La crisi si fa sentire anche fra le mura solitamente tranquille dei circoli e così calano le consumazioni, calano gli ingressi e le tessere. Ma le tasse rimangono le stesse, quando non aumentano, e diventano insostenibili. «Non è solo quello il problema, c’è anche meno predisposizione al volontariato e questo è più grave».

Sulla situazione oggettiva la disamina dell’ex consigliere comunale del Pd è chiara: «Non possiamo essere considerati come aziende private, non possiamo essere valutati secondo gli stessi parametri, eppure ci fanno pagare le tasse nella stessa maniera. Ma noi forniamo un servizio che non è remunerato: aggregazione, socialità, partecipazione non si traducono in soldi». Peraltro il circolo Pisanova è anche uno di quelli che se la passano meglio: «Siamo fortunati perché siamo ormai dentro la città e siamo in una posizione di frontiera. Il quartiere sta crescendo sempre di più e noi vediamo questo cambiamento che non è ancora finito. Noi siamo un presidio democratico in un quartiere che non è più solo un dormitorio, ma che sta scoprendo la propria fisionomia attraverso l’integrazione».

Ma quale può essere la ricetta per la sopravvivenza di un circolo? «Noi abbiamo un’attività “istituzionale” che è il ballo. È un’attività che abbiamo coltivato nel tempo, i soci vengono anche da lontano per il fine settimana a ballare e questo ci dà la possibilità di poter affrontare altre sfide: forniamo gli spazi della sede per le feste di compleanno e di maturità, cerchiamo di ospitare attività politiche (non ultima la festa nazionale del Pd di pochi giorni fa), insomma siamo una struttura al servizio della città. Questo è emblematico della situazione degli spazi liberi a Pisa: noi abbiamo la fila fuori dalla porta di associazioni o singoli che cercano uno spazio dove potersi riunire, ma non possiamo ospitare ogni tipo di attività».

Tutti gli sforzi sono necessari perché le spese sono ingenti: «Noi riusciamo a fare tutto, ma con un’enorme sforzo da parte di tutti i soci. Per dare un’idea noi paghiamo sui 3mila euro al mese di luce, per non parlare di pulizie e diritti Siae. Poi ci sono le spese di mantenimento della struttura, quelle straordinarie. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa dieci anni fa accendendo un mutuo che ci permettesse di crescere, passando dalla originaria baracca alla struttura attuale che rappresenta un valore immobiliare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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