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Pisa

Attrici, politici e prodotti diventano pop art

Attrici, politici e prodotti diventano pop art

Visita guidata in nove opere. Dall’allegria di barattoli e fiori, alla morte e al teschio; serigrafie e pittura

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PISA. L'allestimento della mostra (Studio Fiori Associati) è sobrio, perfettamente adatto ai colori di Warhol. Pareti chiare, gialle o livide sottolineano i vari temi in cui ci si imbatte. Perché è sui temi che si dipana la mostra.

All'inizio That's me! (1) Gli autoritratti che l'artista, noto per il suo narcisismo, si è fatto lungo il corso della vita. Nel 1967 Warhol si rappresenta con la mano appoggiata sul mento, l'indice e il medio sulla bocca, in una posa quasi tradizionale, ironizzando sulla retorica della fotografia di rappresentanza. La tecnica della serigrafia gli permette di lasciare metà del volto nell'ombra, rendendolo enigmatico. Questo tipo di autoritratto, realizzato in diverse misure e con diverse tecniche, contribuirà a trasformare Warhol stesso in un'icona del XX secolo. L'artista tornerà all'autoritratto a fine anni settanta raddoppiando e triplicando l'immagine per sottolineare lo scorrere del tempo.

Dall'autoritratto alla Pop Art. Nel 1962 Warhol espone alla Ferus Gallery di Los Angeles le prime serie delle Campbell's Soup (2), oggetti quotidiani che si trovano al supermercato. Tutti gli anni sessanta vedranno come protagonisti delle sue opere le cose più comuni come i Brillo Boxes, barattoli e scatole di minestre e pomodori: «Le mie immagini rappresentano i prodotti brutalmente impersonali e gli oggetti chiassosamente materialistici che sono le fondamenta dell'America d'oggi» diceva l'artista.

E la rassegna propone sfilate di scatole, i famosi Flowers (3), fiori colorati, gialli, rossi rosa, di grande impatto. E un grande Dollar Sign del 1981 giunto dal Museo d'Arte contemporanea di Nizza.

Dall'America giocosa dei fiori e delle zuppe al The Dark Side of America. Ecco in una sala le cose tragiche e crudeli. Crimini, delitti, sofferenze. Dall'immagine dello stesso Warhol ferito da Valerie Solanas alla sedia elettrica ripresa in un portfolio di dieci serigrafie nel 1971. "Mi spaventa il fatto che osservando una cosa abbastanza a lungo questa perda tutto il suo significato" osservava l'artista. Eppure niente di più mostruoso e macabro di quella sedia. E poi i coltelli in parata e il teschio con cui Warhol rappresenta se stesso. La morte diventa icona in Skull (4) del 1976, una serigrafia arrivata da Vienna.

Ma anche il Mito diventa icona per Warhol, per l'America e per il mondo. Marylin, Liz Taylor (5) e tanti altri personaggi famosi sfilano in una parata eccezionale: «I miei primi esperimenti con la serigrafia furono i ritratti di Troy Donahue, e poi, quando quel mese morì Marilyn Monroe, mi venne l'idea di fare delle serigrafie del suo bel viso: le prime Marilyn» spiegava Warhol. È significativo tuttavia che l'artista inserisca la serie sulla Monroe non tanto nel ciclo dedicato alle celebrità del proprio tempo quanto a quello delle "Morti e disastri". In questo senso la diva diventa l'emblema della poetica di Warhol.

Dalle star del cinema alle Star della politica come Mao (6), nella sala successiva, in cui appare in una serie di suggestive immagini "una donna in lutto", Jacqueline Kennedy (7), dopo l'assassinio del marito avvenuto il 22 novembre del 1963.

Una morte violenta che segna simbolicamente la definitiva perdita dell'innocenza della società americana in un paese che sembrava incarnare soltanto sogni capitalistici. «Mi piaceva moltissimo avere Kennedy come presidente-era bello, giovane, intelligente -ma non mi disturbava più di tanto che fosse morto. Quello che mi dava fastidio era come la televisione e la radio stavano facendo sì che tutti si sentissero così tristi» scriveva l'artista.

Dalla morte alla bellezza dei dipinti in Abstract, in un'altra sala. Warhol infatti era anche un raffinatissimo pittore. Alla fine degli anni Settanta inizia una serie di opere sorprendenti. Il ciclo delle Shadows (8) del 1978 rivela un artista insospettato, che si misura con la pittura astratta, con i processi di creazione ed elaborazione della forma. L'invenzione dell'immagine si unisce alla capacità di giocare con l'ambiente espositivo in modi diversi: "Tutte le mie immagini sono la stessa cosa…ma sono anche molto diverse…Cambiano con la luce di colori, col momento e con l'umore…La vita non è forse una serie di immagini che cambiano mentre si ripetono?" diceva.

E il viaggio prosegue sino alla sala con il Vesuvio (9) è una cosa, una serie originale di rappresentazione del vulcano nate nel 1985 in occasione della mostra "Vesuvius by Warhol": L'immagine del Vesuvio è ripetuta dall'artista ossessivamente in diversi colori con l'intento di esaltarne il valore spettacolare in caso di eruzione: «Per me l'eruzione è un'immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario e anche un grande pezzo di scultura . Il Vesuvio è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale» spiegava. (m.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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