Ridare la vista, il sogno un po’ si avvera
Il professore Rizzo verrà premiato domenica a Los Angeles come “chirurgo dell’anno” per gli impianti di retina artificiale
PISA. Stanislao Rizzo, direttore dell'Unità di Chirurgia oftalmica dell'Azienda ospedaliera pisana, si è aggiudicato l'Alfred Mann Foundation Awards 2013, premio attribuito alle personalità di spicco del mondo scientifico e delle arti. Domenica 13 ottobre Rizzo volerà a Los Angeles, dove riceverà il prestigioso riconoscimento come “chirurgo più innovativo dell'anno”. Particolarmente apprezzato negli Stati Uniti per gli studi sulla retina artificiale, il chirurgo ha mantenuto costanti legami con l'Università del South California, da dove è partita la lunghissima ricerca che lo ha portato, nel 2011, a realizzare il primo trapianto di retina artificiale al mondo in un paziente non vedente. Ad oggi sono undici gli interventi effettuati a Pisa su pazienti affetti da retinite pigmentosa, di cui dieci a Cisanello, uno dei quattro ospedali europei in cui viene eseguito l'intervento. Cosentino, 57 enne, sposato con Isabella, psichiatra, due figlie universitarie «che sono il mio vero hobby», appassionato di arte moderna (in particolare Picasso e Modigliani), Rizzo dirige l'Unità operativa dal 2001. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia a Firenze e la specializzazione in Oculistica, ha svolto attività di ricerca alla Clinica oculistica di Firenze diretta dal professor Giorgio Venturi e ha lavorato a Cagliari, nella Clinica oculistica del professor Luigi Barca. Autore di pubblicazioni scientifiche e membro delle principali società internazionali, è invitato a tenere relazioni in tutto il mondo e si reca regolarmente negli ospedali di Amsterdam, Karlsruhe e degli Stati Uniti per divulgare le sue tecniche operatorie. I dodici chirurghi oftalmici della sua equipe «scelti uno ad uno», riconoscono in lui il leader carismatico in grado di guidare al meglio quest'unità di eccellenza specializzata nelle patologie retiniche, riconosciuta in Italia e all'estero. Cortese ma pragmatico, Rizzo indulge poco sui suoi meriti e sui riconoscimenti conseguiti in ambito internazionale. Dirotta abilmente l'attenzione sui pazienti a cui ha restuito la luce, sulla fiducia accordatagli dal professor Tomassini e sulle prospettive aperte da Argus II. «L 'emozione più forte l'ho provata dopo il primo impianto, due anni fa - racconta il chirurgo - Un paziente che non aveva mai visto sua figlia, ormai trentenne, piangeva dalla gioia e continuava a ringraziarmi per quanto avevo fatto. Avergli restituito un pezzo di vita ha rappresentato per me la massima gratificazione come uomo e come chirurgo». Quali ostacoli ha incontrato prima di arrivare all'impianto di retina artificiale? Le aspettative per una risposta lunga e articolata vengono disattese da un'insospettabile carica di ironia. «Il primo ostacolo è stato vincere la diffidenza dei colleghi stranieri e far sì che affidassero questa ricerca ad un team italiano - dice Rizzo - Noi italiani siamo invidiati per il patrimonio artistico, l'eleganza, lo stile di vita... Ma per il resto non sempre siamo ritenuti affidabili». Dei pazienti affetti da retinite pigmentosa attualmente solo venti all'anno, selezionati da tutta Italia, sono candidabili all'intervento. Il costo dell’intervento è molto alto, 100.000 euro, di cui 80.000 solo per Argus II, la protesi retinica. Ma se la tecnica operatoria ha raggiunto risultati impensabili fino a qualche decennio fa, è verosimile immaginare che in futuro ne possa beneficiare un numero sempre maggiore di pazienti? «Uno dei problemi a cui dovremo dare risposta è come il Servizio sanitario nazionale intenderà affrontare il costo dell'operazione, ora sostenuto solo dalla Regione. È auspicabile - sottolinea Rizzo - che si ottenga in tempi ragionevoli il decreto che prevede il coinvolgimento delle regioni almeno per ciò che concerne il costo dell'impianto. Inoltre il servizio sanitario pagherà l'azienda produttrice solo se i risultati osservati con criteri da noi stabiliti saranno ritenuti soddisfacenti».
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