Cardiochirurgia Verifica per scoprire i punti deboli
Il direttore Aoup: «A Pisa si lavora molto sulle emergenze mentre l’accorpamento con Monasterio è solo un’ipotesi»
PISA. All’Azienda ospedaliera universitaria pisana stanno cercando di capire per quale motivo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) abbia dato complessivamente dei voti non positivi al dipartimento di cardiochirurgia. «È necessario valutare con attenzione i risultati dell’Agenas - afferma Carlo Tomassini, direttore generale dell’Aoup - perché non esprime un giudizio che si possa sintetizzare in bene o male, ma prende in esame una moltidudine di elementi. Proprio per questo abbiamo in corso una verifica».
Il lavoro che svolge la cardiochirurgia pisana è molto differente da altre cardiochirurgie della Toscana, come del resto del territorio nazionale. Il pronto soccorso di Cisanello serve un territorio più ampio di quello pisano e i malati che arrivano in emergenza sono numerosi ogni giorno. Una buona fetta di questi malati arriva con problemi di cuore. «Stiamo cercando di capire - spiega il direttore Tomassini - quanto è alta l’incidenza delle emergenze nella valutazione del lavoro di cardiochirurgia».
Un conto è un semplice ricovero e un altro affrontare un’emergenza col risultato, spesso, di un intervento chirurgico. Se un dipartimento è gravato dall’ermergenza che può essere il doppio se non il triplo di un altro ospedale, le condizioni di lavoro non sono le medesime. «Per questo e per altri motivi - continua Carlo Tomassini - aspetto di vedere le valutazioni che, per obiettività di analisi, abbiamo affidato al Centro regionale del rischio clinico in modo da non essere noi a giudicare».
La scorsa settimana, di fronte ai risultati dell’Agenas, Luigi Marroni, assessore regionale alla salute, riferendosi a Pisa aveva affermato: «La accorperemo con la cardiochirurgia della Fondazione Monasterio. Stiamo trovando la formula e i modi adatti, e ringrazio per questo il rettore dell'Università, Massimo Augello, per il modo in cui abbiamo affrontato la questione e insieme stiamo trovando la soluzione».
Il direttore Tomassini fa sapere che «l’accorpamento con la Fondazione è un’ipotesi credibilissima, ma non è legata a quest’ultime vicende. Era un’ipotesi presa in considerazione nell’ambito di una valutazione delle sinergie e del piano sanitario regionale».
Le idee saranno più chiare quando il Centro regionale del rischio clinico avrà terminato le sue valutazioni. Nel caso di un accorpamento dovrà essere rivista tutta l’organizzazione della cardiochirurgia a Pisa.
La Fondazione Gabriele Monasterio ha nella cardiochirurgia a Massa uno dei suoi punti forti, ma la sede legale è a Pisa. Intanto, fa sapere Tomassini che nei confronti di ogni eventuale soluzione c’è la massima apertura.
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