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Il presidente dell’ordine: «I medici come in trincea»

Il presidente dell’ordine: «I medici come in trincea»

PISA. «Fare il medico è come essere in trincea, specie se sei donna. Quasi ogni giorno si registrano violenze, talune anche con tragiche conseguenze. Saronno e Bergamo sono le ultime soltanto in...

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PISA. «Fare il medico è come essere in trincea, specie se sei donna. Quasi ogni giorno si registrano violenze, talune anche con tragiche conseguenze. Saronno e Bergamo sono le ultime soltanto in ordine di tempo». Non usa mezzi termini il presidente dell’Ordine provinciale dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri, Giuseppe Figlini. Le statistiche parlano chiaro: fra le persone che vanno dal proprio medico di fiducia il giudizio è fortemente positivo.

«Molto cambia, invece, - sostiene Figlini - quando viene meno questo legame, fino a giungere a identificare i medici con la malasanità. Non è così, non ci sono eroi, ma solo lavoratori che mettono la propria esperienza per la tutela della salute dei cittadini. Considera la tragica conclusione di questo atto di generosità e professionalità accaduto a Bergamo, una vera e propria morte sul lavoro? Assolutamente sì. Perché se deontologicamente il medico decide di prestare il proprio impegno umano e professionale per salvare una vita, deve considerarsi ad ogni effetto morte sul posto di lavoro».

Tutto ciò può far cambiare qualcosa nell’immagine popolare del medico oppure da domani ogni cosa tornerà come prima e si parlerà soltanto di malasanità? «Purtroppo - è la risposta - nell’immaginario collettivo è sempre più frequente l’accostamento della figura del medico a episodi di malasanità. Un dato che contrasta con il rapporto interpersonale fra il paziente ed il proprio medico di fiducia. Il 90% delle persone che si recano al suo ambulatorio ne parlano bene. Non è più l’epoca dei medici condotti, ma ritengo eccessivo un tale divario nella valutazione del merito».

A Figlini, domandiamo se ritiene giusto un riconoscimento istituzionale alla memoria. «Sì, senza ombra di dubbio, soprattutto per far risaltare, davanti all’opinione pubblica, il senso della dedizione al dovere».

Saronno e Bergamo: pur se in differenti modalità e contesti, il medico può ritenersi sempre più esposto nella propria sicurezza? «Quasi ogni giorno, soprattutto i medici donna, nei servizi territoriali come nella Guardia Medica oppure nei Pronto Soccorso, subiscono intimidazioni, violenze e sopraffazioni. Episodi che quasi mai vengono a conoscenza della gente, ma che fanno purtroppo parte del nostro lavoro».

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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