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È ancora un giallo la morte di Rachele
L’autopsia non ha chiarito se la causa del decesso sia stato l’annegamento o un malore. Altri esami tra due mesi
PISA. Un’autopsia sotto gli occhi di cinque medici legali. E alla fine dell’esame, cominciato ieri alle 14,30 e terminato alle 18, non è ancora chiara la causa per cui Rachele Medda, la bambina di 5 anni, è morta nel pomeriggio di mercoledì durante una lezione di nuoto ai campi estivi organizzati dalla Canottieri Arno presso la piscina comunale.
Le manovre di rianimazione a cui la piccola è stata sottoposta appena prelevata dall’acqua hanno in un certo senso modificato il quadro che poi si sono trovati di fronte i medici legali. La piccola è stata sottoposta al massaggio cardiaco e poi si è provato a rianimarla con il defibrillatore. In questi frangenti, la piccola ha vomitato e perso liquidi. Quindi, al momento, appare difficile poter stabilire con certezza se la causa principale del decesso possa essere stato l’annegamento o un malore.
Il dottor Luigi Papi, nominato dalla Procura, ha eseguito l’autopsia assistito dalla dottoressa Angela Pucci, anche lei nominata dalla Procura in quanto esperta per le analisi sul cuore. L’organo è stato fotografato ed esaminato esternamente e non presenterebbe malformazioni. Proprio per cercare di analizzare il cuore senza compromettere il quadro dell’analisi (e quindi dell’indagine), i tessuti dell’organo saranno esaminati successivamente. E anche altri tessuti saranno sottoposti all’esame istologico. Pertanto, soltanto fra un paio di mesi, la causa del decesso potrà essere più chiara.
Oltre ai due medici legali nominati dalla procura, all’esame autoptico hanno assistito tre consulenti: Benedetta Guidi della famiglia Medda e Alessandro Bassi Luciani e Stefano Pierotti nominati dalle due bagnine della Canottieri Arno che sono indagate per omicidio colposo.
Secondo Carlo Porcaro D'Ambrosio, legale della famiglia della piccola, l'autopsia non avrebbe «rivelato evidenze macroscopiche di patologie pregresse. Serviranno ulteriori accertamenti scientifici anche sui tessuti prelevati in sede di autopsia - spiega Porcaro D'Ambrosio - per capire che cosa sia realmente successo e quindi prima di qualunque pronunciamento dobbiamo attendere l'esito di questi ulteriori esami, tuttavia possiamo dire che finora non sono emerse questioni macroscopiche, relative a eventuali patologie pregresse che potessero causare la morte della piccola».
Oltre che attendere gli esami dell’autopsia, saranno importanti le conclusioni dell’inchiesta dei carabinieri eseguita successivamente a quanto accaduto nella piscina comunale. I carabinieri hanno ascoltato decine di testimonianze, è stata controllata la piscina per sapere che tutto fosse a norma, misurata la temperatura dell’acqua, verificato che le bagnine fossero istruttrici di nuoto con brevetto della Federazione italiana nuoto. E non tutte le testimonianze raccolte (fra cui anche quelle che i bambini hanno riferito ai genitori e messe a verbale) coincidono fra loro. La piccola Rachele sarebbe stata raccolta in fondo all’acqua della piscina. La bambina stava giocando in acqua con i tubi di plastica a cui ci si aggrappa per stare a galla. Quindi, improvvisamente, sarebbe andata sott’acqua. Sarebbe stata la bagnina che era in acqua a prenderla e procedere al massaggio cardiaco. È stata la prima operazione a cui è stata sottoposta la bambina.
Dopo l’autopsia, la magistratura ha disposto la restituzione della salma ai genitori, al padre Pierpaolo, originario dalla Sardegna, e alla mamma Cristiana Manzi, ambedue psichiatri.
Il funerale di Rachele si svolgerà oggi alle 16 alla chiesa di San Francesco dove la bara arriverà intorno alle 15 Attorno alla coppia si stringeranno i parenti, gli amici e i tanti colleghi dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana che in questi tristi momenti non li hanno mai abbandonati.
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