Italia
Fine del precariato: quasi 100 insegnanti entrano in ruolo
PISA. Sono 94 a Pisa gli insegnanti che, quest'anno, festeggiano l'agognata immissione in ruolo. In questi giorni, infatti, l'ufficio scolastico provinciale sta provvedendo alla convocazione e alla...
PISA. Sono 94 a Pisa gli insegnanti che, quest'anno, festeggiano l'agognata immissione in ruolo.
In questi giorni, infatti, l'ufficio scolastico provinciale sta provvedendo alla convocazione e alla stipula dei contratti a tempo indeterminato, che sono stati ripartiti tra i diversi ordini di scuola. Dieci sono le assunzioni nella scuola dell'infanzia, 16 nella primaria, 26 alle medie, 28 alle superiori e 14 globali per il sostegno.
Ma per tanti docenti questo traguardo arriva dopo anni di permanenza nelle graduatorie e un lungo iter di precariato che accomuna storie e percorsi formativi diversi. La pecca più grande di un sistema scolastico così instabile è la discontinuità didattica che, come lamenta una maestra di scuola elementare arrivata al ruolo finalmente a 60 anni e dopo venti di precariato, «impedisce di seguire un percorso organico con i bambini, costretti a cambiare spesso insegnante con gravi ripercussioni sull'apprendimento». L'iter di reclutamento dei docenti in Italia è assurdo anche per Katia Taddei, laureata con lode nel 1990 e in graduatoria da 23 anni per l'insegnamento di inglese e francese alle scuole medie e superiori. .
E' arrivato il fatidico momento dell'immissione in ruolo anche per Elisabetta Bardini, un'altra insegnante precaria "storica", convocata dal provveditorato per la stipula di un contratto che si è davvero sudata, come tanti altri suoi colleghi. Dal 1988 in graduatoria, tanti anni di servizio svolti prima in provincia di Siena, dove percorreva anche 150 km al giorno per raggiungere la scuola assegnata, con famiglia e bambini piccoli da accudire, e poi a Pisa, dove finalmente ora è riuscita a ottenere il posto come insegnante di educazione fisica nella scuola media. «Sono contenta ma è stata dura! E' demoralizzante aspettare così a lungo una stabilità economica e lavorativa e il rischio è che si consumi nel tempo la passione per la propria professione», dice.
Quindici anni di attesa anche per altre due docenti di inglese alla scuola superiore, convocate dal provveditorato, ma con riserva. , dice una di loro, classe 1962, che preferisce restare anonima per scaramanzia. Informazioni poco chiare e criteri di ripartizione dei posti nebulosi anche per Elisabetta Bacci, a capo di un gruppo di insegnanti precari nato in difesa della scuola pubblica e in attesa di capire se questo sarà l'anno buono per lei per ottenere il ruolo. , spiega. «A livello locale, poi, ci vorrebbe più chiarezza sui criteri di ripartizione dei posti da assegnare, visto che la scuola superiore continua a essere penalizzata pur registrando un incremento continuo di iscrizioni», conclude. I problemi della scuola continuano, dunque, ma quest’anno scolastico che va avviandosi segnerà finalmente per alcuni insegnanti la fine di un lungo e tribolato precariato.
Raffaella Ioannone
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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