Il presidio
Sinopie, 800mila euro per il museo
Oltre un anno di lavori serviranno a restaurare la facciata e il tetto, il cantiere partirà dopo lo spostamento delle bancarelle
PISA. Durerà poco più di un anno, costerà circa ottocentomila euro e sarà condotto da una ditta fiorentina, la Decoart. Il sofferto restauro della facciata e del tetto del Museo delle Sinopie e del complesso ospedaliero dovrebbe partire al più presto.
«Forse da settembre, appena la piazza sarà liberata dalle bancarelle che vendono souvenir ai turisti - spiega l’ingegnere Giuseppe Bentivoglio, dirigente tecnico presso l’Opera del Duomo - Il problema è delicato, ma anche estremamente urgente».
Uno sguardo alla lunga e stupenda facciata dell’antico ospedale che corre lungo la piazza spiega l’urgenza. Ciuffi d’erba tra i commenti degli antichi mattoni, cornicioni e architravi che perdono pezzi, pronti a crollare con grave pericolo di chi sta sotto. Ruggini e infissi malconci, pietre che si sfarinano. Segni di muffe e pioggia dappertutto. Infiltrazioni e degrado. Senza contare l’inserimento di materiali incongrui. «C’è il tetto da impermeabilizzare», aggiunge l’ingegnere.
Questo antico e suggestivo complesso nato nel 1257 come Spedale Nuovo di Santo Spirito completava i monumenti della Piazza non solo fisicamente ma anche idealmente: la nascita (Battistero), la morte (Camposanto) e prima la malattia, cioè lo spedale che ricoverava poveri, pellegrini malati.
L’arcivescovo Federico Visconti l’aveva fatto erigere per celebrare la fine della scomunica papale dopo che la flotta pisana aveva bloccato le navi genovesi che portavano i vescovi al Concilio. Ed a costruirlo era stato Giovanni di Simone, l’architetto che aveva progettato anche il Camposanto.
«Il Museo dell’Opera del Duomo nel 2007 ha acquistato dall’Azienda ospedaliera la parte che racchiude il Museo delle Sinopie, che aveva già in affitto. Il costo? Un milione e ottocentomila euro. Ma quando l’acquistammo il Museo delle Sinopie aveva già diversi problemi, il degrado della facciata e della copertura, da cui passava l’acqua piovana all’interno delle sale. La vendita era avvenuta con il consenso della Soprintendenza Regionale di Firenze e il vincolo del restauro dell’edificio da parte dei due proprietari, l’Azienda ospedaliera e l’Opera del Duomo».
Poi c’è stata la complessa vicenda dello sgombero (ancora da farsi) della piazza dalla bancarelle, con la burocrazia e i suoi mille cavilli.
L’ordine di sgombero del sindaco, il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato da parte dei proprietari della bancarelle per ottenere una sospensiva, che è stata definitivamente negata. «Appena potremo, procederemo con il restauro».
Il progetto e la direzione dei lavori sono stati affidati all’architetto Fabrizio Sainati. «Anche in questo caso, come per il Duomo, si procederà pietra per pietra. Ci sarà una pulitura che terrà conto delle diversità dei materiali e un intervento di restauro nelle zone più colpite, specialmente nei cornicioni delle grandi finestre inserite nel Seicento, che cadono a pezzi», continua Bentivoglio.
Intanto nel vicino Duomo le impalcature si sono estese lungo tutto l’abside, su cui si è cominciato a lavorare, dopo l’esperienza nella zona pilota.
«Ci vorranno forse due anni per restaurare questa parte - dice Anton Sutter dell’Area restauro - In autunno arriveranno una decina di giovani inviati dall’Ufficio Centrale del Restauro a fare uno stage di un mese. Sono ragazzi di poco più di vent’anni, tra cui quattro armeni, che lavoreranno in quella zona».
Ed indica un quadrato di circa venti metri quadrati coperto da un telo trasparente. Una piazza dunque non solo da ammirare, ma che riesce anche ad insegnare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
