Il Tirreno

Pisa

Un calciatore su due gioca senza visite

di Antonio Scuglia
Un calciatore su due gioca senza visite

Controlli medici obbligatori per gli amatori e tutti i ragazzi dai 12 anni in su, ma in tanti non li fanno. E rischiano

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PISA. Ricomincia la stagione sportiva e scatta l’allarme salute nel calcio (ma non solo). Un calciatore su due, ha denunciato nei giorni scorsi il nostro giornale, scende in campo senza controlli medici: L’”evasione” dall’obbligo è quasi inesistente nella Figc (i controlli a campione delle Usl sono una spada di Damocle per i presidenti che sarebbero tentati di trattare l’argomento con leggerezza); ma negli amatori, certificati e visite per l'attività agonistica costano troppo per le tasche di tanti, e c'è chi decide di non farli, rischiando la vita. Le testimonianze sono molte, ma tutte anonime: «Da 50 a 100 euro o più, tanti ragazzi come me non possono permettersi questa spesa tutti gli anni. Il presidente firma la dichiarazione che i certificati sono in sede, e così possiamo iscriverci. Ma non scrivere il mio nome o quello della squadra, altrimenti ci cancellano dal campionato».

Altri usano un escamotage più morbido: invece di fare le visite mediche specialistiche preso i centri autorizzati, si fanno fare un certificato di idoneità alla pratica sportiva non agonistica (come quelli per andare in palestra) dal medico curante.

Ma questi giovani - e meno giovani: il fenomeno è diffusissimo soprattutto negli Over 35 e Over 40 - rischiano grosso. Davvero. Non in termini di squalifiche ma di salute. Rischiano la vita, perché senza le visite specialistiche non hanno modo di sapere se hanno delle patologie curabili ma incompatibili con lo sforzo fisico richiesto dalle partite e dai campionati.

Per il tesseramento Figc, il certificato medico di idoneità allo sport agonistico è obbligatorio dal compimento del dodicesimo anno di età in su. A Pisa, spiega la Figc, le visite sono gratuite sino ai 16 anni (categoria Allievi), poi si pagano.

«Il rilascio della certificazione di idoneità alla pratica sportiva agonistica - ricorda l’Usl 5- è demandato esclusivamente al medico specialista in Medicina dello Sport operante nelle strutture pubbliche o in quelle private autorizzate», il cui elenco è consultabile sul sito della regione (www.regione.toscana.it/sport).

E a Pisa e provincia, la sensibilità verso la sicurezza è superiore rispetto alla media italiana e anche ad altre realtà della Toscana. Basti pensare che non solo la Figc, ma anche gli enti di promozione, equiparano totalmente il calcio a 11, da sempre sinonimo di agonismo, al calcio a 5 e al calcio a 7, che altrove sono considerati attività ludico/ricreativa e quindi non “vincolati” dall’obbligo della certificazione di idoneità agonistica.

Allora come si fa a eludere l’obbligo? Semplice. Tutti gli enti sportivi cercano di responsabilizzare le società: niente iscrizione per una squadra ai campionati e ai tornei se il suo presidente non firma una dichiarazione in cui conferma che tutti i giocatori sono in possesso della certificazione e che lo stesso presidente custodisce i singoli certificati. Ma le società a volte dichiarano il falso.

Perché sono formate da ragazzi (di ogni età) che non solo non prendono una lira per giocare ma si autotassano per l’iscrizione, i campi, la quota arbitri, le trasferte... e allora cercano di risparmiare dove possono (e dove non dovrebbero). Il presidente, peraltro, di solito non è altri che un giocatore. E a sua volta non si rende conto di aver firmato un atto che, nella malaugurata ipotesi di un malore fatale in campo, lo rende responsabile di un illecito gravissimo con le conseguenze penali e civili che è facile immaginare.

Le ragioni di questa disaffezione ai controlli? Il costo degli esami che per i giovani, almeno a Pisa, è abbordabile (sui 50 euro), per chi ha più di 40 anni può superare i 100 euro. Per la precisione, 126,50 euro perché a visita prevede un maggior numero di esami. Ma sono soldi spesi bene, credeteci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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