Il presidio
Sanavio si dimette da funzionario di partito
L’assessore provinciale: «Non mi riconosco abbastanza nella piega che sta prendendo il Pd»
PISA. L’assessore provinciale Giacomo Sanavio lascia gli incarichi di partito e «ogni rapporto di lavoro», restando semplice iscritto del Pd, almeno fino al congresso. Se anche in quella sede non ci sarà «un positivo esito del confronto, si esauriranno le motivazioni della stessa militanza». Indirizza una lettera garbata al segretario e al tesoriere del Coordinamento territoriale pisano del Pd, ma si rivolge a tutto il partito. E nonostante i toni pacati («Un abbraccio e un saluto fraterno» è la conclusione), la sostanza è un durissimo atto d’accusa con cui spera di scuotere una formazione a un passo dal baratro: «Non credo che saremo uno strumento utile al Paese e falliremmo l’obiettivo di svolgere una nostra funzione storica». Due le «questioni centrali». Quanto alla condizione politica, l’assessore provinciale a urbanistica e agricoltura vede il Pd «ancora “ingessato”, sul piano dell’elaborazione politica, dalle differenze tra chi si riferisce al neo-liberismo e che si sente nel solco della cultura socialdemocratica». Questioni apparentemente di lana caprina, che tuttavia riportano all’attualità.
Infatti, Sanavio propone una «sintesi: sarebbe invece, a mio modesto avviso, quanto mai urgente trovare una “nuova via” tra queste posizioni, anziché limitarci a parlare di primarie e di distinzione di ruoli tra segretario e candidato a capo della coalizione».
Questo è il tema centrale che divide i fan di Matteo Renzi senza se e senza ma, da chi al contrario ritiene che il futuro del sindaco di Firenze sia meno importante di quello del partito. Sanavio non esplicita da che parte sta, ma a febbraio del 2012 aveva definito Renzi «pessimo: un piccolo Berlusconi di centro! Insulso per i contenuti, populista nella sostanza, di destra per la cultura». E tanto per chiarire: «Non vorrei più né Lusi, né lui… Chiedo troppo? Forse sono io di troppo».
Ieri abbiamo cercato a lungo a telefono il dimissionario funzionario del Pd (che è stato anche sindaco di Terricciola), ma il telefono ha squillato a vuoto. Parla la sua lettera: quanto alla selezione dei gruppi dirigenti, è il secondo atto d’accusa, «sarebbe opportuno scegliessimo i “migliori”, non quelli che “si sentono i migliori”, tantomeno i più obbedienti o coloro che “non disturbano il manovratore”, né coloro che “grazie al disturbo” vengono premiati! Misurarsi, insomma, sui contenuti, non nella logica degli accordi tra correnti». Sanavio crede ancora nella politica intesa come «fede e impegno»: per questo interrompe il suo rapporto di lavoratore dipendente con il Pd (durava da alcuni anni) anche se dal 2008 era in aspettativa e non percepiva stipendio dal partito.
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