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Allarme dei bagnini: i laghetti sono trappole
Il presidente Fiorenzo Meucci: «Sempre più giovani fanno il bagno in acque non sicure»
PISA. Quest’estate caldissima, ha portato nei luoghi più freschi un numero sempre maggiore di persone. I giovani sono alla continua ricerca di nuovi posti dove combattere il caldo che specie nelle ore centrali del giorno diventa veramente fastidioso, alcuni di loro, con i propri scooter raggiungono luoghi come laghetti o corsi d’acqua dove possono trovare refrigerio.
Fiorenzo Meucci, direttore della Società Nazionale di Salvamento, mette però in allerta sull’insicurezza di questi luoghi di balneazione “improvvisati”: «Questi nuovi posti, isolati, a loro modo affascinanti, sono altamente pericolosi, pieni di trabocchetti ed insidie: e questo non è solo un modo di dire. Al mare chi fa il bagno prima di trovare acqua profonda, dove non si tocca, deve allontanarsi anche più di 50 metri: nelle giornate di mare calmo possiamo entrare in acqua mantenendoci vicino a riva in tutta sicurezza anche se non siamo dei nuotatori. Ma in acqua dolce la situazione è completamente diversa. Nei laghi come pure nei fiumi appena entrati in acqua la profondità che troveremo sarà di poche decine di centimetri, ma fatto neppure un metro questa, spesso, supererà i 2 metri: e per chi non sa nuotare potrà essere fatale. Il galleggiamento del nostro corpo non è come nell’acqua salata».
Il problema purtroppo è di drammatica attualità a Pisa: «Il giovane che è morto a Campo in un laghetto evidenzia come una cattiva conoscenza del problema può risolversi in un evento tragico. I tre ragazzini marocchini che sono annegati nell’Adige vicino a Venezia uno dopo l’altro, e dopo il primo annegamento gli altri due che si sono buttati in acqua per portargli soccorso sono affogati anche loro: e uno, di 17, anni sapeva nuotare. Come sempre si cerca qualcuno su cui far ricadere la colpa: l’area non era chiusa, non c’era sorveglianza, ma purtroppo sono morti dei ragazzini che volevano soltanto divertirsi facendo il bagno e da questo non si può tornare indietro».
Spiega l’ammiraglio Marco Brusco che per anni è stato Comandante Generale delle Capitanerie di Porto: «L’educazione al rispetto dell’acqua dovrebbe essere tra le prime materie di insegnamento di ogni paese civile già dalle scuole primarie». Brusco durante il suo incarico ha sempre sostenuto come la prevenzione sia l’unica medicina possibile contro gli incidenti in ambiente acquatico.
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