Il presidio
E-sigarette, nasce in città il sindacato dei venditori
L’hanno promosso due fratelli che hanno aperto un negozio in via San Lorenzo «Il primo obiettivo è contrastare la maxi tassazione che stronca il business»
PISA. Prendi due fratelli che hanno voglia di fare business e un settore nuovo come quello delle sigarette elettroniche. Mettici un negozio aperto con la benedizione del padre e un finanziamento in banca. Tre mesi dopo la stangata, nella forma di un decreto che introduce una maxi-tassa su un prodotto che alcuni ritengono positivo per la salute. E la decisione di non mollare.
Federico e Lorenzo Fabiani, titolari di un negozio di e-sigarette in via San Lorenzo, sono i commercianti pisani che hanno fondato una delle prime associazioni di categoria di rivenditori di sigarette elettroniche nel nostro Paese. Diplomati il primo al Santa Caterina e il secondo al liceo Buonarroti, entrambi studenti di giurisprudenza, a gennaio di quest’anno smettono di fumare grazie alle “svaporelle” e decidono che un’entrata in più in famiglia potrebbe fare comodo.
Grazie al contratto a tempo indeterminato di Lorenzo, che già lavora in un magazzino, ottengono un finanziamento di diecimila euro e il 4 maggio aprono l’attività. È la loro prima esperienza di imprenditori: sono fra i dieci negozi del settore sorti a Pisa città. Ma quello che sembrava il prodotto del momento si rivela meno redditizio del previsto.
«Arriviamo a pagare l’affitto e i fornitori, ma non abbiamo uno stipendio», racconta Federico, 28 anni. Un incasso di 70 o 80 euro è “alto”, mentre la “buona giornata” è quando si battono dieci scontrini. «Mai pensato con questo negozio di fare i milioni – precisa Lorenzo, 25 anni –. Ma la notizia della tassazione ci ha fatto proprio arrabbiare».
L’imposta è quella del 58,5 per cento contenuta nel decreto numero 76 del 2013, che a partire dal 1° gennaio 2014 colpirà non solo le sigarette elettroniche, ma anche tutti i prodotti correlati come le pile e il caricabatterie. Una vera e propria mannaia per chi ha appena aperto un piccolo negozio specializzato in e-cig.
«Ci costringerebbe ad alzare a dismisura il prezzo al cliente», spiega Federico. «Per questo ci siamo chiesti: cosa possiamo fare se nessuno ci tutela? Ci siamo coordinati con altri cinque rivenditori pisani e il 2 luglio è nato il Sindacato indipendente rivenditori di sigarette elettroniche, la nostra associazione».
Non è la prima volta in assoluto che i commercianti del settore si riuniscono per farsi ascoltare. «Sapevano dell’esistenza dell’Associazione nazionale fumo elettronico, che però è composta soprattutto da operatori in franchising e produttori di liquidi e dedica minore attenzione ai piccoli rivenditori come noi. Noi ci auguriamo di diventare un punto di riferimento a livello nazionale: le adesioni raccolte fino a oggi sono buone».
Nell’attesa il business del negozio va avanti, con la convinzione – mai veramente messa in dubbio – di aver scelto il prodotto giusto. Anche se da qualche tempo accanto all’espositore dei liquidi da fumare è comparsa una scelta di agende e taccuini. Per Federico c’è una ragione pratica che parte dall’assunto che le sigarette elettroniche finiranno per sostituire quelle tradizionali: «L’italiano medio è abituato a comprare le sigarette nel tabacchino tradizionale, che offre anche altri prodotti. Mettendo in vendita le agende pensavamo di rendere l’ambiente meno asettico».
Ma per Lorenzo il motivo è un altro: «Volevamo anche pararci un po’».
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