Il Tirreno

Pisa

Opera del Duomo, il museo rimarrà chiuso due anni

di Maurizia Tazartes
Opera del Duomo, il museo rimarrà chiuso due anni

In autunno via ai lavori che cambieranno completamente volto alla struttura Si punta a un percorso che riassuma davvero la storia artistica della città

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PISA. Nel 2016 Pisa avrà il suo vero Museo dell’Opera del Duomo. Un museo rinnovato, con un percorso organico, che rifletterà davvero la storia artistica di Piazza dei Miracoli e dei suoi monumenti - Cattedrale, Torre pendente e Battistero -, una storia che è anche quella della città. Un museo ripulito da ciò che non c’entra, incisivo, intelligente e “aperto”.

Tre anni di studio dell’edificio e di ogni singolo pezzo esposto hanno permesso di elaborare un progetto affascinante, la cui attuazione avverrà a partire dall’autunno di quest’anno per protrarsi per due anni con la conseguente chiusura al pubblico. A sponsorizzarlo saranno l’Opera ed eventuali enti che possono farsi avanti.

Come mai la decisione di un così radicale restauro? «Perché - spiega Donatella De Bonis, del laboratorio di progettazione, che incontriamo negli uffici dell’Opera - il museo è stato inaugurato nel 1986 e da allora sono cambiati i criteri tecnici e di fruizione. Allora il museo era concepito come un contenitore per salvaguardare le opere. Adesso si pensa anche a chi deve visitarlo. Quindi a percorsi chiari, organizzati, rigorosi. E poi bisogna modernizzare tutti gli impianti: l’illuminazione, il sistema delle didascalie, della comunicazione con i turisti».

«Siamo ancora in fase di studio», aggiunge l’architetto Sandro Bonannini che lavora al progetto con Enzo Virgili, il direttore Giuseppe Bentivoglio e una commissione artistica di noti nomi pisani. «Ma possiamo già anticipare che sarà un museo “aperto”. Pur non modificando la struttura, che negli anni Novanta si è arricchita di un nuovo spazio, dove adesso c’è l’ingresso, rivoluzioneremo il percorso. E daremo all’edificio un aspetto accogliente, non di immobile chiuso, ma con diversi ingressi e vetrate al piano terra, che permetteranno al visitatore di vedere da fuori alcune delle meraviglie, come la splendida porta di Bonanno».

Il museo raccoglie le sculture originali provenienti dai tre edifici di culto, opere mastodontiche, non facili da collocare e spostare, adesso tutte studiate nelle misure e computerizzate. Ma contiene anche reliquari, paramenti, libri e pergamene liturgiche, arredi lignei, e cose non del tutto pertinenti, come la raccolta di antichità egizie ed etrusche, alcuni dipinti, le incisioni dei Lasinio.

In che cosa consistono i cambiamenti? «Toglieremo innanzi tutto ciò che non è legato alla storia del complesso monumentale, come le poche pitture di discutibile e ignota provenienza, i pezzi archeologici e le incisioni dei Lasinio, che saranno destinati a sedi più opportune nella piazza», dice De Bonis mentre stende sul tavolo due grandi fogli con il progetto.

«E nello spazio acquisito dove ora c’è l’ingresso e nella sala adiacente - aggiunge Bonannini - faremo tre piani di servizi, con vestibolo, caffetteria, bookshop, sempre aperti oltre l’orario del museo. L’intento è quello di rendere vivo il luogo e di collegarlo alla città».

E il percorso vero e proprio? «La prima sala conterrà la splendida porta bronzea di Bonanno, sostituita in loco da una copia. Poi tutto il piano inferiore ad L presenterà le grandi sculture originali provenienti dai tre edifici della piazza. Una parata eccezionale e spettacolare in ordine cronologico, dal medioevo al ‘600/’700. Opere dei grandi scultori del ‘200 e ‘300 Nicola e Giovanni Pisano e dei loro seguaci Tino di Camaino e Lupo di Francesco, i veri protagonisti della maggiore stagione artistica di Pisa. Poi ci saranno i sepolcri degli Arcivescovi, Scarlatti e Moricotti, il ‘400 del Guardi sino al Settecento».

Anche il piano superiore verrà riallestito, utilizzando in modo diverso gli spazi recuperati. Che criterio verrà seguito? «Saranno sistemati altri oggetti legati ai tre monumenti, non più per cronologia, ma per tipologia: tarsie lignee, tessuti, il “tesoro”, argenti, pergamene cioè corali ed exultet. All’interno di questo percorso ci saranno tre sale di grande richiamo con le opere d’arte orientali, bizantine, nordiche, che hanno influenzato gli artisti pisani, tre gioielli nel grande gioiello del museo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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