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Spiaggette, scontro sotterraneo
C’è chi chiede altri spazi, ma Comune e Provincia hanno idee diverse tra loro
PISA. Un lettore scrive che in città i concessionari delle spiaggette sui lungarni vivono in regime di «sostanziale monopolio» e denuncia l’assenza di nuovi bandi in tema. Tecnicamente dice il vero, ma senza volerlo la sua segnalazione riapre un capitolo dolentissimo dei rapporti tra Comune e Provincia, messo a sopire nell’estate 2012 con un tacito accordo di non belligeranza.
La premessa è che il demanio idrico è amministrato dalla Provincia che mette a bando le concessioni di lotti: così è successo per lo Scalo dei Renaioli e la sponda di Lungarno Buozzi, entrambe aggiudicate dalla cooperativa Flu, dove rispettivamente operano “Argini & Margini” e “Arnovivo”. Il problema è che poi tocca all’assessorato comunale per le attività produttive stabilire cosa si possa fare su quell’appezzamento. Così nell’aprile dell’anno scorso la Provincia mise a bando altre due aree sui lungarni Fibonacci e Mediceo e il Comune reagì annunciando che ognuno dei concessionari avrebbe potuto fare qualcosa, ma non pretendere tutto; leggasi: scordatevi discoteche o simili, perché già i cittadini del centro storico sono in rivolta per la movida e non possiamo permettercene altra.
Al Comune, infatti, ricordano che quando si tratta di sicurezza per i pericoli di piena, tutti invocano il problema idraulico; ma quando si tratta di far cassa, in Provincia fanno finta di niente, ricorrendo nel bando all’eufemismo di “strutture rimovibili”. Però a palazzo Gambacorti sono disposti a ragionare di nuove concessioni, purché si resti entro certi limiti nella tipologia di attività svolta. Dall’altra parte rispondono che alla Provincia sono rimaste le deleghe, ma hanno tolto i soldi; quindi non si può rinunciare a una delle poche entrate; ma se uno vuole fare cultura, approdi turistici o altro perché negarlo? La scappatoia sarebbe subordinare i progetti agli eventuali permessi che devono essere concessi, lasciando agli assegnatari provvisori la possibilità di rinunciare senza oneri.
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