Il presidio
Tutti pazzi per il bagno L’Alba Big Fish
Ha successo la struttura balneare gestita da persone che hanno avuto problemi psichici, centinaia i clienti sull’arenile e al ristorante
MARINA. «Tutti pazzi per il “Big Fish”!». Con un affettuoso gioco di parole Diana Gallo, presidente dell’associazione l’Alba, descrive il successo che sta riscuotendo il bagno in via Litoranea 68 a Marina, attrezzato per garantire la piena accessibilità ai disabili e gestito in collaborazione con ex pazienti psichiatrici.
Doppio successo: sul piano mediatico se ne sono occupati persino RaiUno e Radio24. Su quello più “concreto” della partecipazione, bastano due numeri: “L’Alba Big Fish” è aperto dalle 8 del mattino alle 3 di notte ed è sempre pieno di gente; inoltre il ristorante fa 100 persone nelle sere di pioggia e 180 il sabato.
I clienti sono entusiasti: ci sono quelli che vanno apposta per stare con gente che ha sofferto e ora sta ritrovando serenità; e quelli che non sanno e sono semplicemente attratti dai prezzi sociali. A tutti il personale del Big Fish dà “L’immaginario”, periodico bimestrale dell’Alba, che nel numero attuale ha una copertina monotematica: “Come avete fatto?” e un grosso pesce di ceramica. Il titolo riprende la frase più pronunciata dai clienti, visto che il 29 marzo del 2013 Big Fish era solo un’idea, mentre il lido era abbandonato e pieno di eternit; in due mesi, il primo giugno, è stato inaugurato con 43 cabine, 180 ombrelloni e il ristorante.
«Come avete fatto?». Gallo ancora oggi non ci crede: «Abbiamo lavorato 15 ore al giorno per smantellare, riverniciare e tutto il resto: dormivamo nel casermone accanto al bagno e alcuni di noi ancora pernottano lì».
Chiara Di Vanni, una delle tre psicologhe impegnate nel progetto aggiunge: «Non ci sono orari, lavori col cuore». E i bagnanti apprezzano: «Avete fatto una cosa magica» dicono sull’arenile, indicando nei volti degli ex pazienti psichiatrici una serenità che ha preso il posto di quelle espressioni tristi e rassegnate (più sigaretta perennemente in bocca) con cui si è soliti raffigurare quanti hanno avuto malattie mentali. Gallo tiene a precisare «la cosa più importante: non dobbiamo associare la malattia agli atti delinquenziali, come spesso si tende a fare. Qui ci sono persone che hanno sofferto; ma con percorsi di questo tipo ci si può curare e si può uscire bene». Proprio mentre ascoltiamo queste considerazioni, passa un ragazzone alto due metri e con lo sguardo un po’ stralunato; ma sorridente, addirittura felice: «Vado a casa e torno nel pomeriggio». Fino a due mesi fa non usciva da solo: ora prende il bus pubblico e raggiunge in autonomia il Big Fish.
Alcuni dei 252 utenti inseriti frequentano la spiaggia solo per il mare e il sole: 9 delle 43 cabine sono adibite a persone portatrici di handicap e in tutto il lido non ci sono barriere architettoniche, anzi delle attrezzature specifiche per far fare il bagno a chi ha problemi di mobilità. Eppure il grosso dei soci dell’Alba ci tiene a dare una mano: dallo sbucciare l’aglio, fino alla pulizia e al riordino dell’arenile, passando per il banchetto che vende prodotti alimentari e artigianali realizzati in proprio. L’entusiasmo e la voglia di fare sono enormi: Gallo chiama questo stato d’animo dei “suoi” ragazzi «un ritorno al mondo e alla leggerezza».
Nella gestione sono coinvolti anche i partecipanti al progetto Nuovi Spazi di Vita e i “facilitatori sociali”: sono ex disagiati psichici che, tramite gruppi di auto-aiuto, hanno imparato a superare o a convivere con il proprio disturbo e ora coordinano i malati che ancora non ce l’hanno fatta.
Il ristorante in via delle Belle Torri a Pisa adesso è chiuso per ristrutturazione e riaprirà ad ottobre in versione ampliata. Intanto va alla grande quello balneare, condotto dallo chef Marco Telesca: «Qui funziona perché, per essere una cucina di un bagno, prendiamo ingredienti molto buoni; inoltre mi piace stare nella normalità della vita, cioè in mezzo a persone che non nascondono i problemi di tutti i giorni». La sua compagna, Alina, che lo aiuta: «Ormai siamo una famiglia».
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