Italia
Scrivi trenta righe per raccontare il bombardamento
Il 31 agosto saranno passati 70 anni dal quel tragico giorno I lettori possono inviare un ricordo da pubblicare sul “Tirreno”
PISA. Cosa significa sentire il boato delle bombe sulla propria città? A settant’anni esatti dalla devastante azione degli americani che il 31 agosto del 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, distrussero buona parte di Pisa in un attacco aereo, “Il Tirreno” chiede ai lettori di raccontare quella tragica giornata.
I ricordi, della lunghezza massima di 30 righe, devono arrivare alla redazione di Corso Italia 88 entro il 29 agosto tramite posta elettronica (all’indirizzo pisa.it@iltirreno.it) o posta normale. I migliori saranno pubblicati sul giornale.
Famiglie riunite al tavolo della cucina, operai alla mensa aziendale. Era l’una in punto quando l’inferno di fuoco si scatenò. Sette minuti dopo, alle 13.07, mille pisani tra mogli, padri, fratelli, cugini e amici erano scomparsi, inghiottiti da un bombardamento tanto spaventoso quanto inutile.
L’ultimo giorno dell’agosto ‘43 era un martedì. Alla Saint Gobain e alla Piaggio di Pontedera gli operai si trovavano tutti insieme in pausa pranzo o al primo turno del pomeriggio.
Ci si mise anche il destino: a causa dei molti falsi allarmi dei giorni precedenti, la maggior parte dei cittadini non corse subito al riparo.
Nel cielo apparvero 152 aerei da guerra americani, tutti bombardieri di punta della flotta statunitense. Erano gli stessi che, decollati da una base in Africa, avevano appena colpito Civitavecchia. Oltre 400 tonnellate di esplosivo si abbatterono sulla città, 367 ordigni sulla sola Saint Gobain.
Gli ordini ai piloti erano chiari: radere al suolo industrie e nodi di comunicazione come lo scalo ferroviario e il quartiere di Porta a Mare, dove c’era il collegamento tra l’Arno e il canale dei Navicelli.
Furono queste le zone dove si verificarono danni irreparabili, ma la devastazione colpì anche parte dei quartieri di Porta Nuova, Porta a Lucca e Porta fiorentina fino a La Cella.
Immensi anche i danni al patrimonio artistico: distrutto il Convento delle Benedettine, la Cittadella e la Domus Mazziniana ridotti a brandelli di muro, la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno un campo di battaglia. Meno grave la situazione del Duomo e della Torre pendente, fortunatamente risparmiati. Nel bilancio finale, circa un quarto del territorio della città venne danneggiato o distrutto.
La tragedia di Pisa accadde cinque settimane dopo la fine della dittatura fascista in Italia, in un limbo compreso tra l’arresto di Mussolini (luglio ’43) e l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre.
Ma la tregua con le forze Alleate era già stata sancita il 3 settembre a Cassibile, appena tre giorni dopo la devastazione della città toscana avvenuta «questa volta con precisione», come precisa un filmato dell’Istituto Luce che fa vedere la città devastata.
GUARDA IL FILMATO
DELL’ISTITUTO LUCE
WWW.ILTIRRENO.IT
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