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Cordoni: «Come salvarci dal diktat dell’Europa»
MARINA. Ma cos’è esattamente la direttiva Bolkestein? Perché rappresenta un guaio per i balneari di Tirrenia e Marina? Come risolvere la situazione? Abbiamo fatto il punto con Alessandro Cordoni del...
MARINA. Ma cos’è esattamente la direttiva Bolkestein? Perché rappresenta un guaio per i balneari di Tirrenia e Marina? Come risolvere la situazione?
Abbiamo fatto il punto con Alessandro Cordoni del bagno Vittoria di Marina di Pisa, responsabile della Federazione degli stabilimenti balneari (Fiba) aderente alla Confesercenti. «Fino al 2006, anno di emanazione della direttiva, i privati operavano sulle aree dello Stato tramite concessioni», spiega Cordoni. «Uno investiva sul terreno dello Stato e alla scadenza della concessione lo Stato glielo riassegnava. Eravamo arrivati a sei anni di concessioni con tacito rinnovo, ma questo alla Commissione Europea non andava bene». Per questo ha emanato la direttiva Bolkestein. Per riassegnare con un bando di gara le concessioni demaniali, cioè le autorizzazioni ad occupare suolo pubblico. All’inizio la direttiva sembrava non riguardare gli stabilimenti balneari, ma ben presto si è capito che la novità avrebbe interessato anche loro: entro il 2016 si doveva fare la gara. L’anno scorso è stata concessa una proroga fino al 2020. Di fatto i balneari rischiano di perdere l’attività di qui a sette anni.
Una prima strada per risolvere la situazione, che preoccupa tutti i gestori pisani, potrebbe essere chiedere una deroga alla Commissione Europea in ragione della particolarità degli stabilimenti balneari italiani, spesso gestiti da generazioni e generazioni della stessa famiglia. «Una realtà che all’estero non esiste, sostituita da alberghi e spiagge libere», spiega Cordoni.
Venendo a patti con l’Europa, un’altra ipotesi è di prendere in considerazione la direttiva solo per gli arenili (dove si piantano gli ombrelloni) e non per gli stabilimenti. Infine, un terzo modo per venirne fuori «è stabilire che le concessioni abbiano durate nel tempo proporzionali agli investimenti. Più uno investe, più a lungo la concessione è sua. Ci sono balneari che hanno fatto il mutuo per rinnovare gli stabilimenti fino al 2030. A loro cosa andiamo a raccontare?».(l.m.)
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