Il Tirreno

Pisa

Ristrutturazione bloccata cinque famiglie senza casa

di Pietro Barghigiani
Ristrutturazione bloccata cinque famiglie senza casa

Lo sfogo del costruttore: «Non capisco l’accanimento del Comune contro di me» Battaglia legale e ricorsi al Tar. Il sindaco: «Abbiamo fatto rispettare la legge»

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SAN GIULIANO TERME. Quando guarda quel rustico ristrutturato in via Fucini a Ghezzano l'orgoglio dell'imprenditore viene messo nell'angolo dall'amarezza di aver dovuto combattere, e ancora non è finita, con codici e codicilli.

Senza casa. Diego Sodo, imprenditore napoletano di 62 anni, titolare della Iniziativa Centro Sud Srl, è tentato di maledire il giorno in cui si è lanciato nella ristrutturazione che a distanza di quattro non si è conclusa e che vede cinque famiglie acquirenti senza casa. Dopo aver venduto le vecchie dimore e fatto un mutuo per quelle nuove, gli acquirenti non possono entrare perché l'impresa non può completarle. Residenze dall'iter tormentato ma ristrutturate con qualità in quello che era un casolare fatiscente. Nel frattempo da un anno le famiglie sono costrette a stare in affitto o a casa di amici o parenti. La storia di Sodo è un viaggio nei meandri del burocratese elevato a sistema. La norma interpretata non come strumento per risolvere, anche se con sanzioni, bensì con gestione in tempi infiniti.

Ricorsi e ammende. L'ultimo paradosso vede l'immobiliarista sollecitare il Comune per notificargli l'ammenda per poter riprendere i lavori ed ultimare le opere. Una sanzione che ancora non arriva e che, al di là del Tar, consentirebbe di completare le abitazioni. Le vicissitudini iniziano con l'acquisto di un casale abbandonato nel luglio 2009 per 1,5 milioni di euro.

«Ho fatto tutto in regola». Il piano regolatore prevede la destinazione residenziale - spiega Sodo - fino a dieci appartamenti, ma per una ristrutturazione di qualità ho chiesto il permesso per otto. Inizialmente, per ottenere qualcosa in più, avevo presentato anche un piano di recupero ed era partita bene: in soli due mesi, siamo nel settembre 2009, la pratica viene istruita e pronta per andare in approvazione, poi si ferma tutto. La responsabile che la istruisce velocemente, purtroppo per me, va in maternità, e nonostante i tanti solleciti, la pratica si ferma. Viene approvata tre anni dopo, quando ormai non è possibile più intervenire con il piano di recupero. Non potendo attendere anni, ho proseguito con normali autorizzazioni. Nell' inverno 2010 il tetto sta crollando e lo si rifà rispettando le leggi antisismiche, poi con altre Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) si iniziano gli appartamenti».

La vendita. L'imprenditore, nel frattempo, vende sulla carta cinque appartamenti su otto: ma nell'agosto 2012, quando sta per consegnare gli appartamenti ha il fermo dei lavori, senza alcun sopralluogo e con contestazioni che risalgono fino alla scia del tetto di due anni prima regolarmente chiusa. Ora si è in attesa del Tar che deciderà nel merito. Le contestazioni alla fine si sono ridotte a due: rialzo del tetto per l'inserimento del cordolo antisismico e aver realizzato alcune scale interne.

Le contestazioni. «Ad agosto 2012, il fermo senza sopralluogo - afferma - e questo effettuato 4 mesi dopo. Fermi per un anno e con l'alluvione altri danni». Il Comune contesta il rialzamento del tetto di 45 cm fatto per rispettare le norme antisismiche ove anche il Genio civile aveva dato il suo ok. La vicenda del tetto è stata “risolta” pagando nel frattempo l'ammenda, in attesa che il Tar si pronunci. Restano le scale interne a bloccare il recupero completo del rustico.

«Tre scale interne in muratura già c'erano, e per questi tre appartamenti, pagata la sanzione del tetto, ho potuto riprende i lavori – spiega Sodo – ma io ne ho dovute inserire altre tre, e in più ristrutturare altre due precarie . Altrimenti come si fa ad andare al primo piano? Mi sono uniformato alla tipologia esistente. Ho chiesto l'ammenda, possibile in questi casi, ma sembra la si voglia calcolare non sulle scale ma su tutto il fabbricato, come se questo fosse abusivo. Perché tanto accanimento ?»

I permessi degli altri. Davanti al casolare di via Fucini, come nel parco di San Rossore, ci sono immobili con scale interne concesse. «Mi sono informato e ho copia della delibera - aggiunge l'imprenditore - due immobili con identica categoria di piano regolatore. A queste proprietà sono state concesse le scale interne; ed anche il nuovo regolamento sovracomunale conferma in tali casi le scale interne. In questi anni ho conosciuto molti imprenditori e professionisti della zona esasperati da tale modo di procedere, ma nessuno parla per non inimicarsi il Comune. Vengo da aree difficili e non mi sarei mai aspettato che in posti avanti per tante cose, ci fosse un sistema incapace di dialogo e che mortifica l' edilizia, da sempre volano dell'economia di un posto».

Il sindaco non ci sta. Un’immagine rifiutata dal sindaco Paolo Panattoni. Sulla vicenda, pur rimandando ad aspetti tecnici e giuridici di cui si occupano dirigenti e Tar, sottolinea che la società «ha eseguito opere in difformità rispetto alla concessione. Ed è stata multata per procedere alla sanatoria. Il Comune ha solo fatto rispettare leggi e regolamenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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