Il presidio
Da oltre un anno nel mirino verifiche incrociate sulle ditte
PISA. Fin dal suo arrivo a Pisa, il prefetto Francesco Tagliente aveva lanciato l’allarme sul possibile pericolo che le organizzazioni criminali mafiose potessero inserirsi sul territorio pisano. E...
PISA. Fin dal suo arrivo a Pisa, il prefetto Francesco Tagliente aveva lanciato l’allarme sul possibile pericolo che le organizzazioni criminali mafiose potessero inserirsi sul territorio pisano. E dal suo insediamento, poco più di un anno fa, non ha perso tempo. Tre sono i passi importanti fatti dalla Prefettura.
La prima iniziativa è un “Protocollo antimafia” sottoscritto dalla Prefettura con Provincia di Pisa e tutti i 39 Comuni. Alla base del protocollo, uno scambio di informazioni per stringere le maglie della rete sulle eventuali infiltrazioni mafiose.
Il secondo passo è stato un accordo fra la Dia di Firenze, le Procure di Pisa e Firenze e tutte le forze dell’ordine: lo scopo dell’accordo è quello di intercettare ogni possibile attività sospetta nel territorio.
La terza iniziativa è la firma tra Prefettura e Camera di commercio affinché le forze dei polizia possano accedere a tutti i dati relativi alle imprese che sono contenuti nel Registro delle imprese.
Il presidente della Camera di Commercio, Pierfrancesco Pacini, ha tenuto a specificare che prefettura, questura, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza «a titolo gratuito e senza oneri a carico» potranno consultare l’ingente mole di dati a disposizione di InfoCamere e in particolare quelli relativi al Registro imprese: un’operazione, quindi, che non ha costi per nessuno dei due soggetti attuatori, ma che si propone di verificare e aggredire «fenomeni di illegalità su appalti, servizi e forniture».
La Camera di commercio consente l’accesso ai propri sistemi informativi “ri.visual” e “ri.build” e sta pensando anche di «aprire uno sportello della legalità». Il meccanismo malavitoso è noto: personaggi interessati a riciclare denaro sporco offrono agli imprenditori in crisi un sostegno da cui diventa sempre più difficile liberarsi; col tempo gli uomini dei clan arrivano a imporre appalti, assunzioni e investimenti sino a svuotare la catena di controllo di un’azienda. Pieroni ha ricordato che bisogna «incrementare l’allerta: in tempi di crisi è facile la tentazione» di cedere alle pressioni.
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