Meteo
«Il sindaco deve sospendere l’ordinanza sui liquori»
PISA. «Abbiamo chiesto ufficialmente al sindaco la sospensione dell’ordinanza sul divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche dopo le 21,15. Questo alla luce di una sentenza del Tar di...
PISA. «Abbiamo chiesto ufficialmente al sindaco la sospensione dell’ordinanza sul divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche dopo le 21,15. Questo alla luce di una sentenza del Tar di Firenze che ha annullato un simile atto firmato dal sindaco Renzi. E per evitare che i nostri ricorsi, già pronti, contro le multe da mille euro elevate ad alcuni operatori vengano accolti, chiediamo al sindaco di rivedere l’attuale provvedimento».
Lo afferma il presidente della Confesercenti area pisana Antonio Veronese, dopo aver inviato al sindaco Filippeschi una richiesta ufficiale di sospensione dell’ordinanza 18/10 del 31 gennaio scorso che appunto imponeva il divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche su tutto il territorio comunale, dalle 21,15 alle 7 del giorno successivo; un divieto per gli esercizi di commercio al dettaglio con sede fissa e non per i bar, purché il consumo avvenisse all’interno del locale.
«In queste ultime settimane – spiega ancora Veronese – stanno piovendo sugli operatori verbali da mille euro per la vendita da asporto oltre l’orario dell'ordinanza, con richiesta aggiuntiva di chiusura dell’attività per periodi anche lunghi. La nostra associazione , a conoscenza dell'illegittimità del provvedimento in questione, non può non assistere i propri associati presentando ricorso avverso i verbali di accertamento con eventuale richiesta di danni. Tutto questo rimanendo favorevoli a individuare forme di contrasto al consumo di bevande alcoliche specialmente da parte dei giovani al di sotto dei 18 anni».
Come detto, l’ordinanza a firma Filippeschi ricalcava quella del dicembre 2012 emessa dal sindaco di Firenze Renzi. Ordinanza che i giudici del Tar avevano già bocciato dopo pochissimi mesi a seguito di un ricorso degli operatori (con sentenza del marzo scorso); tra le motivazioni addotte dai giudici amministrativi, l’impossibilità di vietare la vendita di alcolici basando il provvedimento con le norme sugli orari degli esercizi commerciali liberalizzati da Monti e, poi, la mancanza di criteri di urgenza tali da giustificare lo stop. Proprio su queste basi, Palazzo Gambacorti sembra intenzionato a riflettere su una sospensione dell’attuale ordinanza, magari ripresentandola in forma diversa. Strada che vede favorevole Confesercenti: «Dopo la revoca in via tutelativa l'ordinanza, da noi auspicata – conclude Veronese – chiediamo di sederci intorno ad un tavolo per individuare forme preventive di contrasto al consumo degli alcolici legittime; e magari, temporaneamente, accedere nuovamente ad una ordinanza prefettizia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google