Il presidio
O paghi zero euro o ti fermiamo l’auto
Il sollecito, relativo alla Tarsu, inoltrato dalla Sepi a un cittadino pisano che si chiede: come faccio a versare il niente?
PISA. Non si tratterebbe di errore umano, ma di un software disumano. Di certo, un sollecito di pagamento per zero euro virgola zero centesimi («se non paghi entro dieci giorni possiamo procedere col fermo del veicolo o col pignoramento») fa rumore. Lo ha appena ricevuto un cittadino pisano, in base alla legge 107/2011, articolo 7. A quanto si evince dal sollecito, infatti, aveva ricevuto dalla Sepi un anno fa un’ingiunzione relativa alla Tarsu.
E ora la società di riscossione del Comune torna all’attacco (ma di che cosa?). «Gentile contribuente - gli scrive - con la presente, si sollecita il pagamento della ingiunzione Tarsu n. l524/20l2 di E. 0,00, notificata alla s.v. in data 22 agosto 2012, al fine di evitare, da parte della scrivente società di riscossione, l’attivazione di misure cautelari (es. fermo amministrativo di veicolo) o esecutive (es. pignoramento mobiliare), finalizzate al recupero del credito insoluto. Il presente sollecito dovrà essere pagato entro 10 giorni dal ricevimento dello stesso con una delle modalità di seguito indicate…». Segue l’elenco delle varie possibilità date al cittadino: presso gli sportelli postali tramite versamento su cc postale n. 59900282, intestato a S.E.PI. S.P.A. Comune di Pisa riscossione coattiva e rateazioni; in banca; presso le rivendite di tabaccai che espongono l’insegna T-Serve e lo sportello della Pisamo in via Cesare Battisti 55; on-line sul sito www.poste.it, tramite Banco posta,carta di credito o carta Postepay; on-line, sul portale “Aida CiTel”; nei supermercati convenzionati.
Purché ovviamente accettino un pagamento di … niente. Già, perché al sollecito è anche allegato un bollettino postale per la cifra di 0,00 euro. Pare che sia possibile: ad esempio, il cittadino va alle Poste e paga zero di importo più… un euro e venti di spese.
Di sicuro, il destinatario di questo curioso sollecito è rimasto parecchio stupito e turbato, tanto da rivolgersi immediatamente all’associazione di consumatori Baby Consumers. Il cui presidente Pino Staffa racconta: «E’ venuto da noi perché non sapeva che pesci prendere. E ci chiedeva: come faccio a pagare zero euro? E se non trovo il modo entro dieci giorni, la Sepi mi ferma davvero la macchina o viene a pignorarmi qualcosa?».
Staffa ha passato la pratica a un legale per esaminare le opzioni possibili. E intanto dichiara: «E’ ovvio che non posso prendermela con un funzionario o un impiegato, perché queste ingiunzioni vengono fatte con una catena di montaggio che passa dagli onnipotenti computer. Ritengo però inaccettabile che un ente pubblico (e la Sepi, anche se figura come un soggetto privato, agisce come ente pubblico perché appartiene al 100% al Comune) non si premuri di adottare un sistema informatico che preveda qualche alert nel caso in cui la richiesta di denaro al cittadino sia irrisoria». Aggiunge: «La richiesta di zero euro è un paradosso clamoroso, ma è anche la punta di un iceberg esistente da tempo, visto che numerose pubbliche amministrazioni a volte fanno dei solleciti per pochi euro o addirittura pochi centesimi. In questo modo le spese superano il possibile incasso e soprattutto si dà al cittadino un messaggio sbagliato, quello che il fisco sia una macchina anziché un ramo importante della pubblica amministrazione chiamata ad agire a favore della collettività e dei singoli».
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