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Vendita dei beni comunali La sinistra parte all’attacco

Vendita dei beni comunali La sinistra parte all’attacco

Rifondazione e Una città in comune: «La giunta ritiri il nuovo atto di indirizzo Sono troppi 3 anni di proroga, senza incassare il bilancio diventa falsato»

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PISA. “Una città in comune” e Rifondazione comunista chiedono alla giunta di ritirare il nuovo atto di indirizzo sulle alienazioni e di portare in consiglio comunale la materia. Secondo il consigliere comunale Ciccio Auletta «i 17,8 milioni previsti nel bilancio 2013 sono una cifra che non può essere realizzata: al 30 giugno erano stati incassati solo 480mila euro. Questo è un bilancio falsato». La denuncia è tutta politica, perché Auletta e Federico Oliveri, segretario comunale di Rifondazione, si dicono convinti che la delibera sia corretta formalmente e quindi inattaccabile. Ma resta la sostanza sulla quale sono in totale disaccordo. Il 23 luglio, infatti, la giunta ha approvato «che per il triennio 2013-2015 sia consentito in via del tutto eccezionale dilazionare il prezzo di vendita degli immobili inseriti nei vari piani di alienazione». L’operazione è inquadrata in un contesto di «crisi economica» in cui «il mercato immobiliare ha subito un arresto consistente», si legge nella delibera n. 117. Ma Oliveri ha spulciato atti simili di altri Comuni, rilevando tre differenze: «Altrove si dilaziona massimo di un anno, qui di tre; inoltre si pagano gli interessi, qui no; infine a Pisa c’è una liberatoria generale e non una discussione caso per caso». E proprio questo è il punto più grave per Auletta: «Non si allarga la platea di acquirenti», perché le famiglie non comprano se non hanno i soldi. Perfeziona il pensiero Oliveri: «Chi ha i capitali se li tiene ben stretti e aspetta occasione per acquistare a condizioni migliori». Chiosa finale del consigliere: «Fanno andare le aste deserte, perché ogni volta si ribassa il prezzo; e anche quando acquistano, non rispettano i tempi dei contratti. Ora che si fa? Si regolarizza, dilazionando i pagamenti con una contrattazione privata spostata a sfavore del Comune». La richiesta è pertanto di sospendere l’esecuzione della delibera, «che non è passata in consiglio comunale, esautorandoci»; e di avviare una discussione nell’assemblea di sala Regia sul «fallimento di una strategia portante per le casse pubbliche»: va ricordato che alcune opere sono legate agli incassi delle alienazioni. E Oliveri si chiede come possano essere finanziate. Quest’ultimo conclude ricordando che «il Comune non è un’agenzia immobiliare: se ha dei beni e da anni non riesce a venderli, essi devono avere una finalità sociale». Potrebbero essere destinati alle emergenze in città: «La prima è abitativa – elenca il segretario di Rc – e poi si potrebbero anche ricavare spazi da destinare alle piccole imprese che faticano a decollare per gli alti costi iniziali».

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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